de la lor favella, giusta il desiderio del Re. Tra le altre belle costumanze, che vi si osservano, ogni due anni, il dì di S. Luigi, si danno due medaglie d’oro; una a colui, che sopra gli altri porta il vanto dell’eloquenza, e la simile a chi più eccellente mostrasi sul fatto della poesia: ciò che, per avviso di Tacito, si è un grande stimolo alla virtù, già per se stessa amatrice di gloria: Oratorum, ac Vatum victorias incitamentum ingeniis allaturas[Tacit. Annal. XIV.]; e sapientissimi vogliono essere riputati i Greci, i quali di tal costume si furono i primi autori. Eglino usavan di dare un bue a’ poeti, i quali meglio riuscivano in far ditirambi nell’agone Delfico, opure un treppiè, con inscrizione in lor laude; avvegnachè gli Spartani, come più severi, e risparmiatori, non gli premiasser con altro, che con una semplice schiacciatina di farina, e mele; o, come Esichio vuole, di grasso, e mele, da lui detta Syrmea. Vi aggiugneano eziandio alcuna ghirlanda, poiche Svetonio dice, aver Nerone cantata la sua Tragedia di Niobe per dieci ore continue, e che Coronam eam, et reliquam certaminis partem in annum sequentem distulit[Svet. in Ner. cap. 22.]; ed egli non ha dubbio alcuno, che Nerone tutto ciò facesse