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Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/325

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Del Gemelli. 301

rarsi, che da sperarsi; sì lontani son gli uomini oggidì dalle strade del giusto, e dell’onesto. Quanto gentilmente mi fate avveder degli errori! quanto modestamente mi riprendete! con quanta saviezza il vero mi fate comprendere! Ho ricevuto questa settimana una vostra stimatissima lettera de’ 28. di Marzo, nella quale fra gli altri favori, mi avvertite con dolcissime, dotte, e soavi parole, ch’io presi un granciporro, dicendo, esser T. Livio morto nel iv. anno di Cesare; e verisimilmente più tosto in Roma, che in Padova: poiche spressamente Eusebio narra[In Chron.], che ciò accadde in Padova, e nel iv. anno di Tiberio. Se pur merito questa fede, vi assicuro, che mio intendimento si fù, in quella lettera, di scrivere, il iv. anno di Tiberio Cesare; ma la parola Tiberio mi fuggì dalle dita, come suole accadere a tutti coloro, il di cui pensiere, scrivendo, velocemente precede la penna; e ’l non essermene poscia avviato nasce dal mio antico, avvegnache biasimevol costume, di non legger giammai le lettere, una volta scritte. Quanto all’esser morto egli in Padova, confesso la mia smemoratezza; e se volete, chiamatela stupidità, e balordaggine; perche io


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