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| 420 | Viaggi per Europa |
briche, da lui vedute sotto acqua, in tutto lo spazio, che soggiace alla Fortezza; doveano per lo passato essere state lungo la riva del mare: e che poscia, innoltratosi questo entro terra (nella stessa guisa, che in alcuni luoghi suole allontanarsene) fussero rimate così coperte, come ora sono. Ma io ben tosto lo sgannai, facendogli apertamente comprendere, ch’anzi il mare avea, col tempo, ricuperato, ciò che ingiustamente gli era stato tolto: e per mia ventura mi si fecero a mente le parole di Cassiodoro, il qual dice[1] Quantis ibi molibus marini termini decenter invasi sunt? quantis in visceribus ęquoris terra promota est? Queste moli furon da Vergilio più propriamente appellate pilæ; poste bensì per mezzo delle moli, o macchine[Virgil .9. Aeneid. ver. 710.]:
Qualis in Euboico Bajarum littore quondam
Saxea pila cadit, magnis quam molibus ante
Constratam jaciunt ponto; sic illa ruinam
Prona trahit, penitusque vadis illisa recumbit.
Miscent se maria, et nigræ attolluntur arenę.
Tum sonitu Prochyta alta tremit, durumque cubile
Inarime, Iovis imperiis imposta Typhæo.
Vedete, che immagine grande si è questa! e come si compiace il Poeta negli ultimi versi di amplificare smoderatamen-
| te |
- ↑ Cassiodor. variar. lib. 9. Epist. 6.