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irradiarsi del sorriso d’amore; ma per adesso non si conoscevano, nessuna simpatia li univa, ed era la ragione di Stato che presiedeva al loro matrimonio; ragione di Stato intricatissima e con guerre e scissure in prospettiva, per la successione del Marchesato, da tanti ambita e pretesa.

E ad onta che solo da un mese fosse morta la matrigna di Bianca, ad onta che si fosse nella Settimana Santa, ad onta che non fossero ancora giunte le dispense dal Papa, perchè gli sposi erano parenti, giacché il nonno di Carlo e la nonna paterna di Bianca erano figli della stessa madre, il matrimonio fu affrettatamente concluso; un matrimonio fatto fuor di chiesa e senza sacerdote, e che allora si usava talvolta, detto sponsalia per verba de praesenti, e che si faceva dinanzi al Presidente del Consiglio marchionale, a cui i due sposi dichiaravano formalmente la loro volontà di unirsi, e che fino all’epoca del Concilio di Trento ebbe valore.

Ma tale matrimonio, pel quale si concepirono allora le più liete speranze, in sostanza non fece che arricchire di una virtuosa Principessa di più la schiera delle Sabaude, e in quanto a risultati politici essi furono una nuova e dannosissima guerra in cui fu travolto il Piemonte.

La ratifica del contratto doveva seguire a Moncrivello, ed ivi si recò Carlo, d’onde volse a Crescentino ad incontrare la sposa, che vi giunse il 9 aprile; ma solo dopo un mese arrivarono finalmente le sospi-