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meno assai di lui provava simpatia per quella Corte francese, che ad ogni patto voleva imporle la sua volontà, e da cui essa non aveva ricavato se non che danni ed umiliazioni. Ma d’altra parte, tanto lei che i consiglieri, comprendevano il bisogno di garantire la pace in Savoia, di vivere tranquilli, smettere gli armamenti e le spese onerose, e lo subirono.

E veramente, dopo quell’accordo, la tranquillità della Savoia non fu più gravemente turbata.

Sebbene Bianca avesse dovuto mettersi in economia e licenziare parte della Corte, fra cui il paggio Baiardo, quella rimaneva sempre brillante e numerosa. La Duchessa viveva nella più affettuosa intimità colle sue dame e damigelle, ed insieme attendevano a pazienti e delicati lavori d’ago, il più spesso destinati ad ornamenti da chiesa.

Pietro Baiardo, checché se ne dica, entrò al servizio del Duca Carlo nel 1486, e ne uscì, come ho detto, dopo la sua morte; e la sua prima educazione la ricevè in Italia, alla Corte di Savoia, dove i giovani Duchi si prendevano una cura speciale per l’educazione e l’istruzione dei loro paggi e delle loro damigelle.

Bianca, da vedova, dava ancora moderatamente feste e concerti, e le solennità religiose voleva che fossero celebrate sontuosamente e pubblicamente. Era poi generosissima e donava strenne e ricordi, ad ogni occasione, agli intimi, ai parenti, agli ambasciatori, associando spesso i figliuoletti ai suoi doni, come alle sue beneficenze. Le feste però non la distraevano