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invitò a rimanere a Nizza, per evitare al bambino qualunque pericolo.

I francesi, procedendo di vittoria in vittoria, il che era facilissimo per lo stato in cui si trovava il Piemonte, occuparono fino Torino, e Carlo V appena se ne curava, mandando in soccorso pochi soldati, che si perdevano coi francesi in una guerra minuta e di rappresaglie.

Carlo III mandò la Duchessa, per maggior sicurezza, a Milano, con Emanuele Filiberto divenuto oramai principe ereditario, e Caterina, una bambina che morì colà in quell'anno. Essa fu ivi amorevolmente accolta da Cristiana, figlia del Re di Danimarca, vedova da poco tempo del Duca Francesco Sforza, e vi si trattenne due mesi incirca, donde fece poi ritorno in Piemonte fermandosi in Asti, indi a Savigliano, e per la campagna di Cuneo giungendo a Nizza. Qui la Duchessa rimase, ripartendone il Duca, che l'aveva accompagnata, sul cominciar dell'autunno per tornare in campo.

I giorni che Beatrice trascorse colla Corte a Nizza, furono tristissimi, dovendo essa riguardarsi, non solo dallo spendere largamente, ma fino da quanto non fosse strettamente necessario, a poco o nulla risolvendosi le entrate e le prestazioni che le venivano dal Piemonte, finché non fu soccorsa un poco dal fratello. Re di Portogallo.

Nel novembre del 1537, già essendo la Duchessa prossima ad aver il nono figliuolo, e prevedendo un