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leva che, se il suo affetto per lei non aveva il carattere di passione, era vivo e sincero; il mite animo suo era sempre disposto ad aprirsi alla speranza di una perfetta concordia politica, che rendesse la gioia e la tranquillità all’intera famiglia; pretendeva poi di ragguagliare Anna di mille dettagli sulla sua salute e sulle sue occupazioni, che per lo più erano divertimenti, e si affannava ad anelare quella pace che lei non doveva vedere.

Senza sembrare di ricercarlo, la Duchessa bramava piacere assolutamente a tutti, e con tutti cortesemente, ed ugualmente, si prodigava. La sua giovine ed attiva gaiezza animava quanto faceva, e la sua leggerezza di ninfa la recava ovunque, come un turbine che invade contemporaneamente più luoghi e vi porta il movimento. Presenziava tutti gli spettacoli, era l’anima di tutte le feste, la regina di ogni ballo, dove si faceva ammirare per l’elasticità e l’eleganza dei movimenti impressi alla danza. Si divertiva lo stesso a giuocare (che il giuoco era una delle sue passioncelle), quanto a fare delle letture serie il dopo pranzo, dei discorsi istruttivi, dei graziosi lavoretti, con le sue dame serie, che così essa chiamava quelle più avanzate in età, fra le sue dame di palazzo.

Non risparmiò niente mai, neppure la sua salute, per guadagnarsi il cuore del Re e di madama di Maintenon; così acquistò con essi una famigliarità tale, che nessuno dei figli e nipoti del Re mai aveva raggiunto. Nondimeno non li adulava. In pubblico era seria, mi