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momento terribile della decapitazione del Re suo fratello, ma non ebbe del pari chi più fieramente la rimproverasse quando, dopo l’abdicazione e la morte di Vittorio Amedeo III, essa e suo marito furono alla testa del governo, e dagli eventi incalzanti erano resi inconsciamente crudeli.

Ma tanto spirito, tanta vitalità, venivano sordamente minati da una inesorabile malattia di languore, restìa ad ogni cura. La Principessa comprendeva che non sarebbe invecchiata, e presto pensò a trovare al figlio una sposa, che potesse surrogarla nel prendersi cura di lui, quando essa non sarebbe stata più. Già fino dal 1788, allorché Carlo Emanuele non aveva che diciotto anni, essa aveva gettato gli occhi sulla sorella della giovine Maria Teresa, duchessa d’Aosta, ma al Re non piacque che due sorelle avessero alla sua Corte un grado l’una inferiore all’altra, perciò non se ne fece nulla. Ma la Principessa non depose per questo l’idea di maritare sollecitamente il figliuolo, non dissimulandosi il cattivo stato della sua salute, e volse lo sguardo alla Corte di Sassonia, fissandolo sulla giovine Cristina, principessa di Curlandia, di cui l’Elettore aveva stabilita la posizione, dotandola anche di 30,000 fiorini di rendita. Ma le varie vicende che subirono le trattative iniziate con quella Corte, le tolsero la consolazione di vedere il figlio accasato prima di morire, quel figlio che ella adorava, e per il quale viveva, e che non doveva sopravviverle che di tre anni.