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stette, riconoscendo giusta la suscettibilità del marito e il malcontento dei piemontesi.

Venuta l’annessione di Genova al Piemonte, per compensarlo di perdite dell’antico territorio subite nel generale rimaneggiamento, si stabilì anche, nel Congresso delle potenze tenutosi a Vienna, chiaramente la successione della Casa di Savoia, i cui diritti, all’estinzione della linea primogenita, che sembrava imminente, dovevano integralmente passare al ramo secondogenito, dei Carignano, di cui il rappresentante era Carlo Alberto. — Tutto ciò per tagliar corto anche alle pretese dell’Austria, e per iniziativa di Luigi XVIII.

Da allora Carlo Alberto prese stanza definitiva alla Corte di Torino, e fu riguardato e riconosciuto ufficialmente erede presuntivo della corona.

Col trattato del 1815 cessò il dominio francese in Italia; ma fatalmente, per un verso o per l’altro, vi si stabilì l’austriaco, che pur troppo non doveva esser rovesciato se non dal figlio di quel Principe di Carignano, allora imberbe giovinetto, e soltanto erede pesuntivo del Piemonte.

Intanto Maria Teresa, pochi giorni dopo essersi stabilita nella sua capitale, così continuava a descrivere a Carlo Felice il giovane Carlo Alberto: «Il Principe di Carignano ha spirito e buon cuore, congiunti ad una prudenza e ad una pazienza più che angeliche, giacché lo tengono come un bambino di sette anni; e il peggio è che non gli insegnano nulla che valga; e non hanno neppure la carità d’insegnargli a ballare.