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Carlo Felice, figlio del Re, a cui pur dava tanto ai nervi, e lo ha lasciato scritto nelle sue lettere, il modo di vestire della principessa, sempre assai bizzarro. Era proprio vero che il fàscino di Albertina aveva vinto a poco a poco i più restii, e la sua grazia i più feroci, come ha detto uno storico della Casa di Savoia, e nella sua residenza andavano a prendersi un bagno di buon umore tutti quelli che erano soffocati dalla pesante atmosfera di Corte, dove si temevano forse troppo i rivoluzionari francesi, lombardi e piemontesi, senza far nulla per prevenire il pericolo.

Cristina inclinava al pari del marito verso le idee dei novatori, onde il palazzo Carignano di Torino, e il castello di Racconigi, furono aperti anche a taluni che professavano le stesse massime, ma che pur troppo non erano amici del trono. Costoro con bell’arte dimostravano che la monarchia più non poteva reggere alla tempesta che le batteva i fianchi, e che il primo intento dei buoni doveva oggimai mirare a preservare la vita del Re e della famiglia reale. Parole che molto potevano sull’animo dei giovani coniugi e lo snervavano, attinenze che non erano davvero gradite né al Re, ne ai buoni realisti, ed anche a qualcuno più condiscendente, ma che vedeva come i due sposi fossero illusi.

Tra i frequentatori della casa di Carignano eravi Leopoldo Cicognara, inviato della Cisalpina a Torino, che più di ogni altro insinuava essere la monarchia spacciata senza rimedio, dopo la consegna della cit-