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ritiratissime, e non uscissero mai dal palazzo, anche dal fondo di esso la Regina e la nuora avevano udite le acclamazioni della folla, e intravista una letizia che il rispetto non aveva saputo del tutto reprimere, quando giunse a Corte la notizia della rivoluzione di Vienna e di Milano. Senza che il loro sacrifizio fosse generalmente compreso e valutato, anzi sotto il peso della comune riprovazione, le due poverette si staccavano lacrimanti dalle braccia dei loro mariti! Di loro non si riguardava che l’origine (non dico la nascita), e si dimenticavano i legami più teneri, quelli del cuore. Un lampo, ma ben fugace, di gioia provò la Regina, allorché il suo Ferdinando, più non resistendo alla lontananza da lei, fece nell’ottobre dal campo una scappata a Torino per rivederla. L’affetto e la soddisfazione della madre le fecero in quel momento dimenticare tutto; ma ahimè! il lampo si dileguò; e toccò ancora a lei ad avere il coraggio della disperazione, per assistere e confortare la nuora, caduta ammalata pel contrasto degli affetti, e sola, e come abbandonata in quel vasto palazzo, prendersi cura di lei e di quattro irrequieti figliuoletti!

Quando poi nella notte dal 13 al 14 marzo 1849, il Re partì di nuovo per la guerra, sfiduciato, acre, deluso, la scena dell’addio alla moglie fu crudelmente straziante. Le poche persone presenti furono concordi a dire che qualchecosa di precipitato, di febbricitante e nello stesso tempo di rassegnato, di finale eravi nelle sue parole e nel suo gesto. Contemplandolo si rice-