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Parlamento, che gli recavano gli auguri di Capodanno, non potè frenarsi dal trasmettere per loro mezzo, al suo popolo, una parola, di speranza, di quella speranza che tanto allietava il suo cuore; e pochi giorni appresso, aprendo la nuova sessione del Parlamento, lanciò, col suo discorso, all’Europa queste significanti parole:

«Il nostro paese, piccolo per territorio, acquistò credito nei consigli dell’Europa, perchè grande per le idee che rappresenta, per le simpatie che esso ispira.

Questa condizione non è scevra di pericoli, giacchè mentre rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi.»

E la storia del nostro risorgimento è là per narrare, a chi non lo ricorda per reminiscenze, o memorie personali, come il Re di Piemonte accolse quei gridi; come la guerra dell’indipendenza fu determinata e combattuta; come Vittorio Emanuele II, per volere dei popoli, divenne il primo Re d’Italia; come la Corte piemontese si trasformò in Corte italiana; come la Dinastia si affermò e si cementò italiana, coll’unione di Umberto figlio del Re, con la gentile Margherita, figlia del di lui fratello, il duca di Genova, a cui non fu concessa tanta vita da godere tale suprema gioia.

Perciò, da quel giorno, si può dire chiusa la serie delle Principesse di Savoia, ed incomincia quella delle Principesse d’Italia, che da esse hanno l’origine e