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la Casa di Savoia altro non era né fu, che un’insigne famiglia feudale, e niente affatto una monarchia. Possedeva città e contadi, terre e castelli, gli uni dagli altri separati, come ho notato più indietro, formanti un patrimonio piuttosto che uno Stato; e varie e intralciate ne erano le giurisdizioni, come inceppata e divisa era la sua autorità, cosa del resto, nel Medio Evo, comune a tutti i Principati. Ma fra le mani di Umberto III, il Beato, la potenza della Casa andava disfacendosi! Ed è logico: come possono i santi occuparsi con interesse delle cose terrene? — Egli ebbe quattro mogli, e da esse soltanto un figlio maschio, desiderato, amato, vaticinato a grandi cose. E doveva esser questi Tommaso, che dalla storia sarebbe stato in avvenire riguardato come il secondo fondatore della potenza della famiglia; ma per il momento ciò non era, ed egli non bastava al Conte di Ginevra, che per la idoleggiata figliuola vagheggiava l’unione con un Re, e nientemeno con Filippo Augusto di Francia, che, pare avesse seco aperta qualche trattativa. Anzi, quando egli seppe della scambievole inclinazione dei due giovani, pensò di condurre in Francia la fanciulla, onde distrarla da quell’idea e avvicinarla intanto al probabile marito.

Tommaso e Beatrice non provavano solo un’inclinazione scambievole, facile a dissiparsi; quello che li univa era amore bello e buono, ed in quella festa si erano fra loro giurati che l’uno sarebbe stato dell’altro. Perciò, alla notizia di quel viaggio, Tommaso si