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tesia si diffuse talmente, che Federigo II, il cavalleresco Imperatore, che teneva splendida Corte in Sicilia, e con la lingua unica italiana vagheggiava l’Italia unita, lo invitò a sè con la consorte, essendo suo pensiero di nominarlo, lui tanto simpatico alle popolazioni, suo vicario in Italia.

Andarono i due sposi a godere l’ospitalità del potente monarca, e Federigo manifestò a Tommaso la sua idea, aggiungendo che egli aveva il presentimento che a Roma, comprendendo il suo concetto, gli avrebbero fatto guerra, e che, solo alla Casa di Savoia sarebbe forse dato d’attuarlo, e intanto lui volersene andare in Palestina. Ma Tommaso non fu troppo corrivo ad accettare la brillante e lusinghiera proposta, non sembrandogli ancora maturi i tempi, e tutto rimase allo stato di progetto.

In mezzo alle feste e alle attrattive di quella brillantissima Corte, la bellezza e le grazie dell’ingegno di Beatrice Margherita colpirono più d’uno, e Federigo stesso le dedicò una rispettosa ed affettuosa servitù; tanto che la Nina Siciliana, la poetessa più illustre dell’epoca, non esitò a pregarla d’implorare da Federigo la grazia del misero Pier delle Vigne, che per le calunnie degli invidiosi era stato fatto barbaramente accecare, e rinchiudere in un tristissimo carcere. Con vero slancio di cuore, accettò Beatrice di farsi difenditrice del misero presso l’Imperatore, e vi riuscì vittoriosamente; ma quando essa col principe Tommaso e l’Imperatore, preceduti dall’esultante Nina, si porta-