Pagina:Georgiche.djvu/56

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515Stannosi, e muti per terror. Su l’alte
Ceraunie rupi intanto, o su gli alpestri
Del Rodope, o de l’Alto ignudi scogli
Cade il fulmine invan. Cresce la pioggia,
Infuria il vento, e s’odono fischiando
520Gemere alterni la foresta e il lido.

     Tu questi mali a prevenire e i mesi
Osserva, e gli astri; ove il suo corso pieghi
Il gelido Saturno, e in qual del cielo
Cerchio s’aggiri la cillenia stella.
525Ma pria di tutto a venerar sii pronto
Gli agresti dei; nè l’annue feste obblia,
E i sagrificii a l’eleusina dea,
A cui su l’erba innalzerai gli altari.
Sul fin del verno a la stagion serena,
530Che ai dolci sonni, e a le fresche ombre invita,
Quando più puro è il vin, pingui le agnelle,
Tutta allor teco la famiglia agreste
Esca nei campi con solenne pompa
Cerere ad adorar. Tu pria nel latte
535Stempra e nel vino il mel su l’ara, e poscia
Tre volte intorno a le novelle biade
Giri l’ostia accettevole: la segua
Tutto il coro giulivo, e ad alte grida
La dea propizia al tuo granaio invochi.