Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/32

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18 LA GERUSALEMME

L.


     Venian dietro ducento in Grecia nati,
Che son quasi di ferro in tutto scarchi:
Pendon spade ritorte all’un de’ lati:
396Suonano al tergo lor faretre ed archi:
Asciutti hanno i cavalli al corso usati,
Alla fatica invitti, al cibo parchi:
Nell’assalir son pronti, e nel ritrarsi;
400E combatton fuggendo erranti e sparsi.

LI.


     Tazio regge la schiera; e sol fu questi
Che, Greco, accompagnò l’arme Latine.
Oh vergogna, o misfatto! or non avesti
404Tu Grecia quelle guerre a te vicine?
E pur quasi a spettacolo sedesti,
Lenta aspettando de’ grand’atti il fine.
Or se tu sei vil serva, è il tuo servaggio
408(Non ti lagnar) giustizia, e non oltraggio.

LII.


     Squadra d’ordine estrema ecco vien poi,
Ma d’onor prima, e di valore e d’arte.
Son quì gli avventurieri invitti eroi,
412Terror dell’Asia, e folgori di Marte.
Taccia Argo i Mini, e taccia Artù que’ suoi
Erranti, che di sogni empion le carte:
Ch’ogni antica memoria appo costoro
416Perde: or qual duce fia degno di loro?