Pagina:Giosuè Matteini - Istoria dell'astronomia e sistema planetario di Copernico, 1785.djvu/14

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Ei, che col guardo esplorator le fibre
Più minute contempla di natura
Sotto chimica mano invan ritrosa,
Ei pur te siegue per le vie degli Astri
265Talora, e asceso alla magion dei Numi
Parla col sommo Giove, e la soave
Arte di reggere i mortali impara,
Onde sorge l’Etruria, e si fa bella.
Dunque se Alfea ti alberga, e se la Regia
270Aura ti arride per il Ciel Toscano,
Dunque benigna i desir miei seconda,
E me su l’ali tue scorgi.... Ma i venti
Non disperser miei voti. Il lungo crine
.. Cadente in lucido or sul roseo tergo
275Sparsa a Zeffiro in preda, oltre gli eccelsi
Gioghi Atlantei, oltre le nubi, ed oltre
I turbini sonori, e le tempeste
Già mi levasti, o Dea, nè alcun sognato
Solido cielo i voli miei ritarda.
280Degli erranti finor miei sguardi alfine
Già l’inganno si ruppe: ecco già sparve
L’impercettibil corso, onde i remoti
Astri aggirarsi al nostro globo intorno
In un sol dì parea; ben di natia
285Luce ricinti all’ampio vuoto ingrembo
Sfolgoreggiano ognora in ozio eterno.
Ecco non più dall’oriente io veggio
Sorger gli erranti in ciel vaghi Pianeti,
Non arrestarsi or più nè in strana guisa
290Retroceder gli miro a mezzo il corso;
Ma dall’Occidental parte all’Eoa