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gli attori che ho diretto in America
POLA NEGRI — ADOLPHE MENJOU — FLORENCE VIDOR — FAULINE FREDERICK — RONALD COLMAN — IRENE RICH — NORMA SHEARER — JEAN HERSHOLT — JOHN BARRYMORE — EMIL JANNINGS —
LEWIS STONE — RAMON NAVARRO — MAURICE CHEVALIER — KAY FRANCIS — GARY COOPER — CHARLES LAUGHTON — MARY PICKFORD — MARLENE DIETRICH — JEANETTE MACDONALD — CLAUDETTE COLBERT — MIRIAM HOPKINS — CHARLIE RUGGLES — ROLAND YOUNG — HERBERT MARSHALL
NON MI NASCONDO che è un po’ pericoloso, per me, entrare in un argomento come questo. Ma non mi dispiace: mi sembrerà un poco di rivivere certi giorni passati, attraverso incontri utili, sempre interessanti. Sono molti gli attori che ho diretto durante più di vent’anni di carriera. E sappiano che ho stima di tutti; e tutti ricordo con affetto. Già; lo dico un po’ perché effettivamente è vero, e un po’ perché so bene che teatro e cinema sono basati su fondamenti di vanità, ed è logico che senza di essa vanità l’esistenza dei grandi attori sarebbe impossibile.
Sono perfettamente convinto che i paragoni sono molto difficili a stabilire, e trattandosi di persone di indiscutibile importanza sarà necessario badare a non offenderle con dichiarazioni equivoche. La prima grande stella da me diretta fu Pola Negri, per la prima volta in Germania con sangue gitano, nel 1919; sei anni dopo essa fu la protagonista della mia zarina (Forbidden Paradise). Pola Negri è una delle persone dotate di maggiore vitalità e magnetismo che io abbia mai incontrato. Riuniva in sé due delle qualità più importanti per un’attrice... una sensibilità artistica vivacissima e un «tipo» fisico di prim’ordine. Fu lei che importò ad Hollywood il cosiddetto «temperamento straniero» che, a mio modo di vedere, altro non era se non un’abilità straordinaria per chiamare su di sé l’attenzione, nello schermo e fuori, che Pola possedeva al massimo grado. Donna e attrice tutta fuoco; ma fuoco «di classe», per così dire.

Adolphe Menjou e Florence Vidor nel cerchio matrimoniale furono le due figure prominenti che seguirono a Pola Negri.
Menjou avrà forse un posto al sole nella storia (spicciola) del cinema per la sua squisitezza nel vestire, ma io gli riconosco meriti di maggiore importanza. Attore nato, sensibilissimo; e che mediante la propria eleganza portava uno stile nuovo, e in un certo senso rivoluzionario, sullo schermo americano. Difatti prima di lui l’eleganza era un elemento che doveva offendere il pubblico, tanto affezionato in quell’epoca a eroi stracciati e trasandati. L’eleganza era il patrimonio esclusivo dei vilains e dei traditori – ricordate Roy d'Arcy - e il pubblico istintivamente e ingenuamente classificava d’acchito in questa categoria tutti gli attori vestiti con eccessiva cura; con la stessa ingenuità istintiva che lo portava a ridere alla sola apparizione dei comici panciuti. Quanto a Florence Vidor, la ricordo come una delle attrici più delicate e aristocratiche.
Poco dopo collaborai con Pauline Frederick per tre donne. Oltre che grande attrice di teatro, Pauline era una delle più pazienti e laboriose star del cinema. E il suo passo imponente, il suo sguardo profondo ne facevano un’attrice tragica e passionale di straordinaria espressività. Poi: Ronald Colman e Irene Rich furono la coppia elegante del ventaglio di lady windermere. Ricordo che in quell’occasione dichiarai che Colman era uno degli uomini più simpatici e fini da me conosciuti, opinione che non ha variato col tempo. Attore semplice, pieno di grazia e di sentimento. E profondamente serio. Irene Rich mi fu molto utile, con la sua intelligente malizia. Si lavorava mirabilmente con lei, in pieno accordo di gusti. Una donna dotatissima di humour.