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Pagina:Gli attori che ho diretto in America.pdf/2

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Nel principe studente lavorai con Ramón Novarro, Norma Shearer e Jean Hersholt. Ho sempre pensato che Ramon, quando curato e accompagnato con amore da un regista capace, poteva essere un «tipo» molto gentile e piacevole. Un sognatore furbo! Confesso che lo dirigerei di nuovo molto volentieri; e chissà che, pur essendo egli decaduto, non càpiti l’occasione. Norma Shearer era una volenterosissima ragazza, allora, piena di talento e di fede; e ho la presunzione di averle un po’ aperto la strada verso i futuri successi e la futura personalità significativa di attrice. Jean Hersholt è uno degli attori più sensibili che io conosca; capace di commuoversi fino alle lagrime sulla scena. Un caro uomo.
John Barrymore, che diressi nella valanga, era ed è uno degli uomini più preziosi per un regista intelligente e dei più geniali del cinema. Compositore, scrittore, disegnatore e creatore di celebri boutades, era senza dubbio il più brillante attore della scena e dello schermo americano. Aveva la fama d’intrattabile, ma debbo dire che con me fu d’una squisita amabilità e d'una docilità indicibile. È un maestro del suo mestiere. lo zar folle mise sotto la mia regia Emil Jannings e Lewis Shepard Stone. Jannings lo conoscevo bene, per averlo diretto più volte in Germania. È uno degli attori di maggior talento naturale che abbiano mai calcato le tavole d'un teatro. Dico questo sapendo perfettamente ciò che significa. Per Jannings la recitazione teatrale non aveva segreti: egli era capace di rappresentare qualsiasi ruolo e purché si trattasse di ruoli interessanti non gli importava che fossero o no preminenti nell’opera. Lewis Shepard Stone è l’attore che con minor fatica apparente raggiunge i risultati più raffinati. A vederlo recitare si pensa che non c’è nulla di più facile al mondo; proprio come quando si vede giocare al tennis un Fred Perry e un Von Cramm, e si decide stropicciandosi allegramente le mani: «uno sport più semplice non esiste». Ma di Stone e di Perry ce n’è sempre pochi; e questo spiega tutto.
Maurice Chevalier e Jeanette MacDonald furono con me più volte una coppia ideale e piena di allegria. Maurice possiede in alto grado il senso del comico, ed è uno degli uomini più simpatici che siano mai apparsi sullo schermo. Ha la rara facoltà di dare un'aria innocente alla scena più compromettente; solo un grande artista può farlo con tanta grazia. Jeanette ha una voce preziosa ed è attrice esperta e duttile. D'altronde perché dir di più? Il nostro è stato, bando alla modestia!, uno dei terzetti più efficaci (e più utili alla cassetta) riuniti dal cinema americano.
Chevalier, Claudette Colbert, Miriam Hopkins e Charlie Ruggles mi furono preziosi nell'allegro tenente. Claudette è una delle più gentili e spiritose attrici d’oggi. Ed è tanto cara anche fuori della scena. Miriam è unica del suo genere, col suo strano carattere orgoglioso e volitivo, e la sua recitazione ricchissima. Noi lavoriamo insieme come ci conoscessimo dalla nascita: e spesso ci rubiamo le idee sul nascere, tanto andiamo d’accordo nell’inventarle. Charlie Ruggles è uno dei comici più notevoli del cinema: basta guardarlo per ridere, eppure visto in persona è tutt’altro che ridicolo.
Roland Young che diressi in una notte d'amore è un altro grande attor comico. Mi pare non abbia rivali nel suo genere; come nel loro non ne hanno Herbert Marshall e Kay Francis (mancia competente). Straordinaria la precisione della loro recitazione. March, Cooper e Edward Everett Horton furono i deliziosi protagonisti maschili di partita a quattro. Di loro, Gary è forse il più flessibile e il più sensibile. Basta da solo per salvare un film. Ed ha una presenza fotogenica che si può modellare come fosse cera. Un altro grande virtuoso, più ancora di Jannings, è Laughton. Questo insuperabile attore ha lavorato con me in se avessi un milione, e con una grazia veramente perfetta, tal quale volevo io.
Venni ad Hollywood chiamato da Mary Pickford per dirigere il suo film rosita. Mi piace parlar per ultimo di lei: giusto omaggio. Mary è la donna più pratica che io conosca. Parla di finanza, discute contratti e prende risoluzioni importanti con una fermezza e una rapidità sconcertanti. Tutto questo non le impediva di recitare scene dolcissime e trepide.
Adesso che sono stato così bravo, m’accorgo che non v’ho parlato di Marlene Dietrich, che ho diretto or ora in angelo. Ormai è tardi e voglio chiudere l’articolo: e mi piace d’altra parte un tratto finale di malizia: miei cari lettori, aspettate il film e vedrete.
Vedrete: Lubitsch e Marlene hanno lavorato proprio per benino.

ernst lubitsch