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Pagina:Goebbels-ComeRiorganizzoLaCinematografiaTedesca-QUADRANTEn 4 1933-pp43-49 c.pdf/1

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COME RIORGANIZZO
LA CINEMATOGRAFIA TEDESCA



L’arte del cinematografo, che noi possiamo e intendiamo sostenere e stimolare, non può rimanere estranea all’attività generale del Nazional-socialismo; ciò costituisce una necessità giustificata e fondamentale del nuovo Governo. Il Governo Nazional-socialista non ha l’intenzione di sostituire la capacità artistica creativa con l’ortodossia politica. E noi sappiamo perfettamente che l’arte procede soltanto da questa capacità creativa, e che in questo campo volere non sempre significa potere. Il concetto di «tendenza» non può essere inteso che in tal senso. La tendenza non deve soltanto riferirsi alla forma immediata degli avvenimenti, vale a dire, noi non vogliamo vedere in ogni film o in ogni opera di teatro i nostri reparti d’assalto marciare sullo schermo o sul palcoscenico. I nostri reparti d’assalto marciano sulle strade. E’ questa una delle forme più caratteristiche della vita politica moderna e di tale forma in arte ci si deve servire soltanto quando essa sia artisticamente necessaria, o, nella peggiore ipotesi, quando non si abbiano migliori idee da sfruttare. Sarebbe davvero troppo comodo che, in mancanza di una vera e propria capacità, si pensasse che basta servirsi dei simboli nazionali per provare la lealtà dei proprii sentimenti o per fare dell’arte Nazional-socialista. Personalmente sono convinto che se noi lasciassimo liberamente generalizzarsi questa specie di tendenza nelle manifestazioni della vita artistica, la vita artistica del Paese sarebbe immediatamente
paralizzata e rovinata in meno di un anno. D’altra parte i nostri registi non hanno bisogno di darsi troppo pensiero a tale riguardo; essi non potranno mai farci una seria concorrenza nell’arte di mobilitare le masse. Noi, sì, abbiamo imparato a entrare in azione nel momento e luogo opportuno, ma non è questo il compito dell’arte, nè sulla scena, nè sullo schermo. All’arte spettano ben altri compiti.

Dietro al nuovo Stato esistono nuove idee. La comprensione di queste idee, la loro utilizzazione per la vita e per le grandi e piccole tragedie che si svolgono quotidianamente attorno a noi, in altre parole, la realizzazione pratica di tali idee, la loro assimilazione e la loro espressione nell’ambito artistico: ecco, secondo me, il compito dell’arte moderna. Questa è vera «tendenza»; una tendenza cioè che non si limita a drammatizzare il programma di un partito, ma che riesce ad afferrare e a dare forma d’arte a quegli immensi valori spirituali e etici che costituiscono l’essenza del programma di partito e che, con la loro potenza, hanno portato al totale dissolvimento di tutto il precedente sistema statale germanico.

Quanto esposto vale naturalmente per tutte le varie espressioni dell’arte. D’ora innanzi noi avremo un altro genere di arte comica o drammatica, un altro genere
di film spettacolare o d’orientamento spirituale, se e in quanto sia lecito parlare di film di tali tipi nei riguardi della passata produzione. Non è però vero che queste innovazioni allontaneranno il pubblico dal cinematografo: è vero piuttosto il contrario, perchè le idee che noi rappresentiamo sono oggi già così profondamente penetrate nell’anima del nostro popolo, che questo non può più neppure immaginare una vita pubblica o privata che non sia tutta intimamente impregnata di queste nostre idee. E’ perciò assolutamente ingiustificato il rimprovero che mi si fa di aver così provocato anzichè la salvezza, la crisi della produzione germanica.

Questa crisi non l’ho provocata io: io ne ho soltanto accelerato il processo di maturazione, e il rimprovero che mi viene mosso equivale a quello che potrebbe venir mosso a un chirurgo, che, avendo estirpato un tumore, fosse accusato d’averlo fatto solo per produrre una ferita nel corpo del paziente.

Se poi tutta l’industria cinematografica tedesca ha atteso con grande ansia questa riforma, e se essa teme tuttora che tale riforma possa portare con sè grandi incertezze dal punto di vista della creazione artistica, debbo senz’altro affermare che questi timori sono interamente ingiustifi-


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