| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
Tutti i trapassi portano necessariamente con sè talune difficoltà. Questo avviene sempre, ma soprattutto ogni volta che un popolo si sveglia dal letargo e comincia improvvisamente a creare, formulare nuove idee, e a viverne. Noi non riteniamo che il nostro compito consista nel rendere comoda la vita del tedesco nuovo, bensì nel renderla eroica. Noi non consideriamo come estremo indice di saggezza l’assecondare l’indolenza materiale e intellettuale degli individui, ma siamo invece convinti che l’eredità della civiltà germanica, oggi affidata alle nostre mani, debba essere governata secondo coscienza e con intelligenza. Con un po’ di buona volontà, tutte le difficoltà, possono essere superate. Ne abbiamo superate ben altre, e sarebbe davvero per noi la fine se il popolo tedesco, (e con esso anche i produttori di film) non trovasse in se stesso e nelle proprie forze la fiducia necessaria per superare questa crisi momentanea.
Tuttavia noi, uomini del nuovo Regime, non abbiamo assolutamente il proposito di prender posizione contro le leggi proprie dell’arte; siamo troppo sensibili in materia per ignorare che un tale atteggiamento non solo non sarebbe utile ai nostri fini, ma finirebbe per distruggere inesorabilmente qualunque libera attività artistica. Ogni manifestazione spirituale umana ha le sue leggi, nelle quali e per le quali essa vive. Noi tendiamo a qualche cosa di diverso. Pur lasciando la massima libertà nell’applicazione delle leggi fondamentali dell’arte, noi intendiamo imporre a questa una nuova scala di rapporti con lo Stato; vogliamo cioè creare tra arte e popolo nuovi rapporti, grazie ai quali l’arte non venga più ad adagiarsi a lato del popolo, e questo non resti più immobile e insensibile al fianco dell’arte, ma in modo invece che questa possa ritornare al suo vero compito, di ancella e ispiratrice dello spirito e del sentimento umano. Evidentemente il nostro Governo non può ammettere che idee da noi travolteTutti sanno che l’artista può creare soltanto nella massima libertà, e che egli opera sempre nell’affannosa ricerca delle sue proprie leggi. Quando lo Stato sarà andato verso di lui e gli avrà imposto come limiti, quelli dettati soltanto dall’interesse supremo del Paese, lo Stato avrà compiuto tutto il suo dovere, nè gli sarebbe lecito fare di più.
Ma soprattutto, noi pretendiamo una idonea autorità dei capi. Quando noi ci accorgiamo che alla testa di una organizzazione c’è qualcuno che non è all’altezza del compito che è chiamato a esercitare, dobbiamo eliminarlo. Nè sarebbe giusto lasciarlo al suo posto e sottoporlo al controllo di qualche dilettante. Un simile modo di procedere non condurrebbe a nulla, non purificherebbe l’atmosfera, e non darebbe chiare direttive per l’avvenire. Noi non possiamo ammettere che la nostra industria cinematografica soffra per colpa di questi sistemi e che in conseguenza migliaia di lavoratori corrano il rischio di essere condannati alla disoccupazione.
Noi non ci siamo però soltanto preoccupati dell’attività artistica della nostra cinematografia; abbiamo anche pensato alle sue possibilità di finanziamento. In questi giorni il mondo cinematografico tedesco avrà la gradevole sorpresa di venire a conoscenza della realizzazione di un grandioso progetto di finanziamento per la ripresa dell’attività della nostra industria cinematografica[1]. Il mio Ministero non ha esitato dinanzi a nessun rischio, a nessun pericolo e a nessuna garanzia, e ha preso in piena considerazione, con coraggio e spirito di responsabilità, tutto il complesso delle questioni che si riferiscono a questo problema. Crediamo perciò che, se la nostra azione verrà compresa e seguita in basso con lo stesso spirito con cui essa fu ispirata in alto, già nel prossimo autunno e all’inizio della nuova stagione cominceremo a risentire i benefici effetti di questo piano lungimirante e grandioso. D’altra parte vorrei un’altra idea fondamentale: le organizzazioni non debbono avereIo vorrei mettere in evidenza ancora una volta e nel modo più chiaro e inequivocabile questo mio punto di vista, circa quale non deve sussistere alcun dubbio: non ho l’intenzione di permettere che i grandi e buoni progetti perseguiti a costo di tanti sacrifici dal nostro Governo vengano annullati per effetto d’azione inconsulta di individui irresponsabili. Il rischio sarebbe troppo grande. Il popolo Tedesco ha troppo diritto a un’arte tutta sua, veramente buona, duratura e nobile, e d’altra parte a me sta troppo a cuore il destino dei nostri artisti, perchè io possa far marcia indietro in favore di codesta gente.
Come già ebbi a rilevare, le questioni inerenti alla vita pubblica trovano i propri limiti là dove la libertà dell’individuo cessa per dare il passo alla libertà della collettività.
Noi non vogliamo rendere uniforme, e perciò noiosa e squallida, la vita tedesca; vogliamo soltanto fissare alla vita pubblica determinati limiti, stabiliti con una certa larghezza, e lasciare che tale vita si sviluppi libera e senza ostacoli nell’ambito di questi confini. Quando il diritto del singolo urta contro le necessità della Nazione, il singolo individuo deve trovare in sè una sufficiente elevatezza di spirito e
- ↑ Mentre Quadrante 4 andava in macchina, è stata infatti istituita la «Film- kredit bank G. m. b. H.» con un capitale nominale di duecentomila marchi. A questa banca per il credito cinematografico fondata con l’intervento della SPIO (Federazione delle industrie cinematografiche tedesche), della Reichskreditgesellschaft A. G. della Deutsche Bank e DiskontoGsellschaft e della Dresdner-, Commerz e Privatbank, è stata concessa, in un primo tempo, un’apertura globale di crediti sino alla concorrenza di dieci milioni di marchi.
| 40 |