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I miei camerati tedeschi non si lasceranno certamente trarre in inganno da critiche d’oltre confine circa il riconoscimento dell’importanza di queste nostre idee basilari. Ciò che oggi noi intendiamo fare in Germania è già cosa ovvia negli altri paesi. Da noi si vorrebbe ripudiare il film di tendenza. Ma questa tendenza è invece già fortemente radicata nelle altre nazioni, dove essa viene considerata come elemento primordiale e immutabile. Inoltre noi non vogliamo stabilire che le limitazioni alle quali ho accennato, ma desideriamo fissarle per via di discussione. È bene però ricordare che vi sono questioni che debbono essere assolutamente escluse da ogni pubblica discussione: e sono quelle che formano, per così dire, le colonne della nostra vita statale e che sopportano tutto lo sforzo dello sviluppo organico della Nazione.
Io ritengo di servire così nel migliore dei modi la nostra cinematografia e la nostra arte, e perciò anche il nostro popolo. Se qualcuno mi obbiettasse esser necessaria anche la volontà, sarei perfettamente d’accordo con lui. Naturalmente non solo la volontà è necessaria, ma anche la capacità. Queste due doti debbono accoppiarsi: il sentimento onesto o serio unito alla capacità, pur essa onesta e seria. Questa cooperazione finirà veramente col produrre la nuova grande arte tedesca. Nessun più severo giudizio di condanna io potrei emettere sul conto degli artisti tedeschi, se dovessi ritenere che essi non sappiano trovare in sè lo slancio necessario per esprimere in forma d’arte i grandi problemigiuseppe goebbels
L’articolo che il Ministro della Propaganda del Reich ha scritto per Quadrante è una sintesi dell’atteggiamento assunto dal Governo nazionalsocialista nei confronti della cinematografia tedesca. Questo atteggiamento, che parte dal presupposto dell’esatta valutazione dell’importanza che il cinematografo, nei suoi multiformi aspetti, ha nella vita politica e sociale moderna, si è concretato in un programma logico e completo, già in piena attuazione a poche settimane di distanza dall’avvento del nuovo regime. Bisogna anzitutto notare che l’azione del Governo del Reich è tanto più coraggiosa in quanto con essa non si è esitato a entrare nel vivo del problema con provvedimenti organici, definitivi e totalitari, senza preoccuparsi del fatto se questi provvedimenti tocchino, e sotto certi punti di vista possano ledere, poderosi interessi costituiti, non certo indifferenti ai fini dell’economia nazionale.
La necessità della limitazione della libertà creativa rientra perfettamente nei principi fondamentali della teoria fascista, anche se da noi tale limitazione è stata sinora applicata in modo assai blando: per non dire nullo. Non bisogna infatti confondere i limiti della libertà creativa artistica con quelli imposti dalla censura. Queste due limitazioni determinano tre zone distinte nelle quali può svolgersi — almeno in teoria — l’attività produttiva: una vietata dalla censura, una ammessa dalla censura, ma fuori della zona di tendenza, una terza, appartenente a questa zona, e che sola ha il diritto di essere chiamata produzione fascista. Secondo noi è compito e dovere di coloro ai quali sono affidati lo sviluppo e l’orientamento della nostra cinematografia di provvedere a che, se non la totalità, per lo meno l’enorme maggioranza della produzione appartenga a questa terza categoria.
Troviamo l’occasione per dire spregiudicatamente che poco è stato invece fatto sinora da noi in questo senso. La nostra sola legge d’incoraggiamento, quella sul contributo statale all’industria cinematografica, non è certamente formulata in
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