Pagina:Goethe - Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-87.djvu/174

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qui in Roma dove si scatenarono cotanti arbitri, dove si commisero cotante pazzie per prepotenza e per danaro.

Mi recò particolare soddisfazione un passo di una lettera di Winkelmann a Franken. «A Roma, dice egli, fa d’uopo esaminare ogni cosa con una certa pacatezza, che diversamente si corre il rischio di essere scambiato per un Francese. Roma, io credo sia la più grande scuola per ognuno, e per conto mio l’ho provato, e me ne sono persuaso.»

Queste parole corrispondono a puntino all’idea che io mi sono potuto formare di questa città; e per certo non è possibile, fuori di Roma, imaginarsi le sensazioni che qui si provano. Qui in certo modo si nasce una seconda volta, e si considerano quali idee puerili tutte le idee che si ebbero dapprima. Anche l’uomo il più semplice, qui si trasforma in qualche maniera; se non altro si allarga la cerchia delle sue idee.

Questa lettera vi perverrà coll’anno nuovo, ed io vi auguro ogni felicità in principio di quello; prima che desso volga al suo fine ci rivedremo, e sarà questa pure per me vivissima soddisfazione. Il passato fu la parte più importante della mia vita, ed ora, sia che io debba morire, sia che io abbia a prolungare ancora la mia esistenza in entrambi i casi sarà bene. Poche parole ancora per i ragazzi, ai quali le potrete leggere, ovvero narrare loro quanto segue:

Non si sa qui che cosa è l’inverno; nei giardini si vedono piante sempre verdi, il sole splende limpido e riscalda; non si scorge neve, se non a distanza, sui monti verso tramontana. I limoni che sono piantati nei giardini contro le pareti, si riparano con coperture mobili, formate di canne, ma altre piante di agrumi più robuste, crescono all’aria libera. Non sono tagliati come da noi, nè piantati in una cassa di legno, ma crescono bensì in piena terra, disposti in filari, gli uni accanto agli altri. Non è possibile imaginare vista più piacevole.

Con pochi spiccioli si ottengono frutti di quelli, quanti