Pagina:Goldoni - Memorie, Sonzogno, 1888.djvu/253

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capitolo xl 251


ella giunge a vincere il padre; la commedia adunque termina col matrimonio dei due amanti e con la desolazione della matrigna, che diviene perciò lo scherno di tutta la conversazione. Questa commedia riuscì molto allegra e molto divertevole; infatti venni assicurato che il suo incontro non poteva essere più bello. L’altra che le successe fu Lo Spirito di contraddizione. In Venezia non avevo quella collezione di autori francesi che adesso sono il più prezioso ornamento della mia piccola libreria, nè avevo contezza alcuna dello Spirito di contraddizione del Dufreny; ma siccome questo vizio è uno dei più incomodi per la civile società, non poteva certamente obliarlo. Ho veduto rappresentare in Parigi la composizione dell’autore francese, l’ho letta e confrontata anche in sèguito con la mia, perciò posso francamente dire che abbiamo trattato ambedue un soggetto istesso, ma che i nostri metodi non han fra loro somiglianza alcuna. Infatti, quella del Dufreny non è che un solo atto in prosa, e la mia è di cinque, e in versi: e credo, se non erro, che in quella siavi più arte che natura, e nella mia più natura che arte: dimodochè se il mio lettore fosse in istato di confrontarle, vedrebbe forse che non ho torto. Frattanto passiamo alla terza commedia esposta in Venezia nel tempo della mia permanenza in Roma, cioè La Donna sola. La signora Bresciani, che recitava sempre le prime parti, e che godeva una stima della quale era ben meritevole per tutti i titoli, non tralasciava d’avere anch’essa i suoi difetti. Aveva fra l’altre cose un’estrema gelosia delle sue compagne, nè poteva soffrire che verun’altra attrice riportasse applausi. Mi era grave, e dispiacevami all’estremo una ridicolezza di tal sorte nella signora Bresciani; onde ricorsi al mio costume di punire con dolcezza i miei attori quando mi recavano dispiacere. Composi perciò una commedia, nella quale non era che una sola donna, poichè tanto nel titolo come nel soggetto dir volevo alla signora Bresciani: Volevi esser sola; eccoti contenta. A dir vero, ella aveva molto ingegno, onde non fu burlata; anzi trovò la commedia di molto suo genio, e vi si prestò con buona grazia e con affetto. In una parola l’attrice piacque molto, e la commedia ebbe grandissimo incontro.

Ecco tre composizioni che ebbero un buonissimo successo: ma la quarta, cioè La buona madre, non ebbe l’istessa fortuna. Negli anni antecedenti avevo fatto La buona figlia, La buona moglie, La buona famiglia; onde, benchè sia vero che la bontà non possa mai dispiacere, il pubblico però annoiasi presto di tutto, e ancorchè sia vario il soggetto, non ama la ripetizione dei medesimi motivi o la somiglianza dei caratteri. La buona madre non fu nè disprezzata nè applaudita; fu bensì ricevuta freddamente, e non ebbe che sole quattro rappresentazioni. Ecco adunque una commedia onesta andata a terra onestissimamente. L’ultima poi con cui restò chiuso il carnevale dell’anno 1758 riuscì in modo, che venni colmato di lettere di elogi e di racconti particolareggiati che non finivano mai; ebbi di che leggere e di che divertirmi per tre poste consecutive. Le Morbinose era il titolo di questa felice commedia. Avevo già l’anno precedente esposti in Venezia I Morbinosi, dei quali ho già reso conto di sopra nel capitolo XXXV, dove ho spiegato il vocabolo veneziano Morbinosi. Nel nostro caso si adopera femminino, che può essere sostantivo e adiettivo, e le Morbinose nel linguaggio veneziano altra cosa non significa, se non se donne di bel tempo. Il luogo della scena è a Venezia, e i personaggi sono tutti Veneziani, fuorchè un solo forestiero, che per il suo linguaggio to-