Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/292

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nelle Memorie inutili (Ven., Palese, 1797, t. I, pp. 133-4; v. poi Mutinelli, Mem.le stor. degli ult. cinquant’anni della Rep. Ven., Ven., 1854, pp. 72-74 e G. Ortolani, Della vita e dell’arte di C. Gold., Ven., 1907, pp. 31-32). Da tanto tempo sulle scene del teatro comico italiano non si ammirava, all’infuori delle maschere, un personaggio vivo come Momolo. Sostenne la parte di Truffaldino l’insuperabile Antonio Sacco (o Sacchi), venuto allora di Toscana; e Rodrigo Lombardi, fedele al suo dialetto bolognese, quella del Dottore goldoniano, a cui lasciò il nome. Ritroviamo in questo componimento le quattro maschere principali della Commedia dell’Arte: solo che il Pantalone si è mutato nel giovane veneziano, e parla a faccia scoperta. Così cominciava timidamente la riforma goldoniana. Fra i personaggi minori sorge argutissimo Ludro, che ispirò più tardi a F. A. Bon (1788-1858: già compagno del Romagnoli sulle scene), attore e autore, la famosa trilogia (Ludro e la sua gran giornata 1832 [rec. ’33], il Matrimonio di Ludro 1836, la Vecchiaia di Ludro 1837). Fu accusato Goldoni di aver tolto a Molière la scena ben nota dell’usura (Avare, II, sc. 1; Uomo di m., III, sc. 3: v. Rabany, C. Goldoni ecc., Paris, 1896, pp. 259-260), ma si sa che, prima di Molière, è anche, accennata, in Boisrobert (la Belle plaideuse, IV, sc. 2), nè vano sembra il sospetto che facesse parte del patrimonio comune della commedia improvvisa.

I giovanissimi fratelli Memo (o Memmo), ai quali fu dedicata la commedia, nati di Piero e di Lucietta Pisani, abitavano nella contrada di S. Marcuola. Più noto Andrea (1729-’93: consulta il Nuovo dizion.o istor.o ecc., Bassano, 1796, t. XI; Gamba, Galleria dei letterati ecc., Ven., 1822, t. II; Dandolo, La caduta della Rep. di Ven., Ven., 1859, t. I), alunno del p. Lodoli negli studi d’architettura, non ignaro delle lettere, lodato nelle cure politiche da Giuseppe II e da altri principi, bailo a Costantinopoli, Cavaliere della stola e Procuratore di S. Marco, ricordato da Goldoni anche nei Mémoires (P. 2.e, LIV eh.: v. ed. curata da G. Mazzoni, Firenze, 1907, t. II) e da Casanova (Mém.es, ed. Garnier, Paris, t. III, pp. 115, 179 ecc.), esaltato in molti elogi, orazioni e componimenti poetici del tempo (v. bibliogr.ie del Cicogna e del Soranzo); Bernardo (n. 1730) fu Senatore e Capo dei Dieci. Del vecchio zio Andrea, morto l’anno 1754, parlano con ammirazione il Diedo e i moderni istoriografì della Repubblica (v. inoltre Nuovo diz. di Bassano, l. c.): la gloria infine del casato dei Memi risplende nelle antiche cronache.

La presente ristampa fu condotta sul testo originale dell’edizione paperiana, posto a confronto con le edizioni che di poi seguirono: poche volte, per amore dell’unità, parve di dover ritoccare la grafia di alcune voci, senza mai uscire dall’uso goldoniano. Le maiuscole e le virgole inutili furono soppresse. Le note segnate con lettera alfabetica appartengono a Goldoni, le note con cifra al compilatore di questa edizione.

G. O.