Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/526

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SCENA XI.

Florindo, Diana, Isabella.

FloRINDO. e voi, signora sorella, quando vi maritate?

Diana. Oh, io dipendo dal mio genitore.

Florindo. Se il genitore volesse, vi accompagnereste volentieri?

Diana. Per ubbidirlo.

Florindo. Solcunente per ubbidirlo? Eh via, non fate meco la schizzinosa. Vi conosco negli occhi, che avete volontà di ma- ritarvi. Siete mia sorella, e tanto basta.

Diana. Via (0, non mi fate arrossire.)

Florindo. Ditemi: questo giovinetto vi piacerebbe?

Diana. È libero? (2)

Florindo. Sicuro.

Diana. Ma io forse non piacerei a lui.

Florindo. Chi sa? Volete, ch’io gliene parli?

Diana. Fate voi.

Florindo. (Sarebbe allegra con un tal marito!) (da sé)

Diana. (Questo mi pare più bello del signor Momolo; voglio par-) tire, acciò abbia campo di dirgli qualche cosa) (dà se). Addio, signor fratello.

Florindo. Perchè partite?

Diana. Ho da finir un lavoro. (Mi raccomando a voi). Serva, quel signore.

Isabella. A voi m’inchino, signora.

Diana. (Che bella grazia!) (parte, guardando Isabella)

SCENA XII.

Florindo ed Isabella.

Isabella. Che diavolo fate? Siete pazzo? Far innamorare di me quella povera ragazza? (I) Bettin. e Paper.: eh oia. (2) Nelle edd. Pasquali e Zlatta le parole di Diana ■ono qui, e dop>o, fra parentesi.