Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/666

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608 ATTO TERZO

Beatrice. Ed altrettante ne ho io di voi dal servo mio tollerate.

Florindo. E dove sono costoro?

Beatrice. Più non si vedono.

Florindo. Cerchiamo di loro e confrontiamo la verità. Chi è di là? Non vi è nessuno? (chiama)

Brighella. La comandi.

Florindo. I nostri servidori dove son eglino?

Brighella. Mi no lo so, signor. I se pol cercar.

Florindo. Procurate di ritrovarli e mandateli qui da noi.

Brighella. Mi no ghe ne conosso altro che uno; lo dirò ai camerieri; lori li cognosserà tutti do. Me rallegro con lori che i abbia fatt una morte cussì dolce; se i se volesse far seppelir, che i vada in un altro logo1, che qua no i stà ben. Servitor de lor signori. (parte)

SCENA VIII.

Florindo e Beatrice.

Florindo. Voi pure siete in questa locanda alloggiata?

Beatrice. Ci sono giunta stamane.

Florindo. Ed io stamane ancora. E non ci siamo prima veduti?

Beatrice. La fortuna ci ha voluto un po’ tormentare.

Florindo. Ditemi: Federigo, vostro fratello, è egli morto?

Beatrice. Ne dubitate? Spirò sul colpo.

Florindo. Eppure mi veniva fatto credere ch’ei fosse vivo, e in Venezia.

Beatrice. Quest’è un inganno di chi sinora mi ha preso per Federigo. Partii di Torino con questi abiti e questo nome sol per seguire ...

Florindo. Lo so, per seguir me, o cara; una lettera, scrittavi dal vostro servitor di Torino, mi assicurò di un tal fatto.

Beatrice. Come giunse nelle vostre mani?

Florindo. Un servitore, che credo sia stato il vostro, pregò il mio

  1. Paper., Savioli ecc.: altrove.