Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/201

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Lelio. Contessa, per amor del cielo, non precipitate l’affare. (Se non andaste in collera, vi ricorderei la scommessa). (piano a Beatrice)

Beatrice. Non sentite come la signora Rosaura prende in mala parte tutte le mie parole? Ella ricompensa con ingratitudine l’amore che ho concepito per lei.

Rosaura. Cara signora Contessa, non sono poi una donna di stucco.

Beatrice. Ma non vedete, che se sono venuta in casa vostra senza l’ambasciata, è stata una confidenza, che mi sono presa per l’amor che vi porto?

Rosaura. Se aveste detto così alla prima, non averei replicato.

Lelio. Via, se non l’ha detto prima, lo dice adesso. Vi basta? Siete contenta? (a Rosaura)

Rosaura. Io sono contentissima.

Lelio. Avete più collera colla signora Rosaura? (a Beatrice)

Beatrice. Con lei non ho collera. Osservate. (dà un bacio a Rosaura) Ma con voi a tempo e luogo mi sfogherò. (a Lelio)

Lelio. Cosa vi ho fatto?

Beatrice. Basta così. Signora donna Rosaura, questa sera vi aspetto. L’invito alle dame è corso. Spero che resterete contenta.

Rosaura. Non diffido della vostra buona condotta.

Lelio. (Anderà tutto bene?) (a Beatrice, piano)

Beatrice.(Io faccio quel che posso. Se non anderà bene, non so che farci). (a Lelio, piano)

Rosaura. A che ora si principierà il festino?

Beatrice. Presto, perchè le notti sono corte. Ma la sera si va avvicinando. A rivederci1. (va per partire)

SCENA XVII2.
Conte Onofrio con spada, cappello e canna3, tutto in mano; e detti.

Onofrio. Eh, Contessa, aspettatemi.

Beatrice. Siete ancora qui?

Onofrio. Abbiamo finito di desinare in questo momento. Voglio

  1. Pap., invece del saluto: «Vado innanzi e vi aspetto. a Rosaura».
  2. Così nell’ed. Bett. Nell’ed. Pap. è sc. XIV. Manca nelle edd. Pasquali, Zatta e altre.
  3. Pap.: con la spada, il bastone e il cappello