Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, VI.djvu/179

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L'INCOGNITA 169

SCENA VI.

Arlecchino solo.

No me par che ghe sia più nissun. Posso arrischiarme de vegnir fora de sti alberi. Se savesse mo dove trovar el barisello, vorria andarghe a dir che ho sentido della zente e delle schioppetade. Mi crederla che i quattro paoli el me li dasse. Quando ghe digo quel che ho sentido, ho fatto el mio debito.

SCENA VII.

Rosaura dalla capanna ed il suddetto.

Rosaura. Oh Dio! Dove sono?

Arlecchino. Zitto, che gh’è dell’altra zente.

Rosaura. Sapessi almeno dove ricovrarmi.

Arlecchino. Una donna!

Rosaura. Oimè. Ecco un altro assassino.

Arlecchino. Come parlela, signora? Son un galantomo.

Rosaura. Mi par di conoscerlo. Dite... siete voi il servo del signor Ottavio?

Arlecchino. Oh diavolo! Siora Rosaura, ben tornada, cossa fala! Hala fatto bon viazo?

Rosaura. Deh, assistetemi per carità.

Arlecchino. Cos’è sta? Hala mal?

Rosaura. Conducetemi dal vostro padrone.

Arlecchino. Ma no posso; ho un poco da far.

Rosaura. Vi prego per carità.

Arlecchino. El barisello m’aspetta.

Rosaura. Tenete questo piccolo anello e fatemi un tal piacere.

Arlecchino. (Sto anello el valerà più de quattro paoli). (da sè) Basta, per farghe servizio, andemo.

Rosaura. (Oh Dio! E la povera Colombina? Dove sarà stata condotta? Che l’abbiano in vece mia strascinata?) (da sè) Ditemi, avete voi veduta un’altra donna per questo bosco?