Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, VI.djvu/312

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casa. (Non sarà vero, che un forastiere mi contrasti il cuore di D. Livia). (via)

Guglielmo. I me vol cazzar via de filo.

Aurora. Eh, non abbiate paura, mio marito vi difenderà.

Livia. Orsù, al dispetto di tutti resterete in Palermo. Se vi degnate, la mia casa è a vostra disposizione.

Aurora. Oh perdonatemi, D. Livia, egli è in casa mia, non abbandonerà mio marito; signor Guglielmo, andiamo, leviamo l’incomodo a D. Livia. (s’alza)

Guglielmo. Son a servirla. (Son in tel più bell’imbroggio del mondo). (s’alza)

Livia. Disponete della mia casa. Arricordatevi che ho della stima per voi; che potete fare la vostra fortuna; e non vi lasciate sedurre.

Aurora. Venite o non venite?

Guglielmo. Vegno. (Mi son intrigà). A bon reverirla. (No so quala far. Basta, me regolerò). Son a servirla. (ad Amelia)

Aurora. Serva, D. Livia.

Livia. Servitevi della mia carrozza, se vostro marito non ne avesse mandata un’altra.

Aurora. Andiamo, andiamo. (via)

Guglielmo. (So mario no ghe pol mandar altro che una carriola). (via)

Livia. Il signor Guglielmo è un giovine che merita tutto il bene e tutto l’amore. Sempre più mi piace, sempre più ho concepita stima di lui. Sì, lo voglio proteggere a dispetto di chi non vuole. Non curo il Marchese, non abbado al conte d’Osimo, rido del conte Portici, e D. Aurora mi fa compassione. Assisterò questo giovine a dispetto di tutto il mondo, poichè da tutto quello che si raccoglie della sua vita sinora, egli è un uomo civile, egli è un Avventuriere onorato.

Fine dell’Atto Primo.