Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, VI.djvu/326

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legato? Ah, che soverchiamente la gelosia mi ha acciecato. Infelice Guglielmo, andrai ramingo per mia cagione? No, torna in casa, torna ad occupare quel posto... Ma che? avrei cuor di soffrirlo vicino colla rivale al fianco? Potrei vederlo dare alla cara sposa gli amplessi? No, non fia mai. Vada da me lontano, egli non è degno di me. Sarà un vile, un plebeo, sarà un impostore; a tempo m’illumina il cielo, mi provvede il destino. Ma giacchè egli ha formata la risposta alla lettera da me finta, vediamo in quai termini avrà risposto. Mi aspetto che i sensi di questo foglio corrispondano alla bassezza della sua nascita, e alla viltà delle massime che ei coltiva. (apre il foglio)


 Signore. L’interesse che Voi prendete per la delicatezza dell’onor mio, non è che una costante prova del vostro amore verso di me, onde trovomi in debito prima di ringraziarvi, e poi di giustificarmi. Se io ho guardato con occhio di parzialità l’incognito di cui parlate, ciò non è derivato per una sconsigliata passione, ma perchè non mi parve degno del mio disprezzo. Se i miei pretensori hanno gelosia di lui, conosceranno di meritare assai meno, e non mi curo delle critiche mal fondate, risguardando in me stessa l’onestà del mio cuore e de’ miei pensieri. So anch’io preferire il decoro alle mie passioni, e quando amassi un incognito, non caderei nella debolezza di farmi sua, senza prima conoscerlo. Io non amo Guglielmo; se l’amassi, non mi dichiarerei alla cieca. Ma certa sono, che se assicurarmi volessi della sua nascita, non sarebbe egli indegno della mia mano. Mi direte, chi di ciò v’assicura? Risponderò francamente, che chi per quattro mesi ha dato saggi di onesto e discreto vivere, non fa presumere che abietti sieno i di lui natali. Oh Dio! Che lettera è questa? Che lettera piena di misteriose parole? Può egli con maggiore delicatezza rispondere? Sostiene il diritto della mia libertà, senza offendere la persona a cui suppone di scrivere. Parla di se con modestia, e dà a vedere che nobile fu il suo natale. Tratta l’amor mio con tale artificio, che nell’atto medesimo in cui mi fa dire, non amo Guglielmo, il resto della lettera prova tutto il contrario.