Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/215

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



con tanta emergenza di grazie profonde avete proveduto alli miei quadrupedi, spero vi degnerete di soccorrere ancora a me.

Pantalone. Se la vuol anca eia del fien e della biava, la se serva.

Lelio. Sì signore, vi domando biada amorosa.

Pantalone. Come sarà ve a dir?

Lelio. Vi chiedo per sostanza individuale il nutrimento di vostra figlia.

Pantalone. Mia fia?

Lelio. SI signore, ve la chiedo in ipotesi coniugale.

Pantalone. E mi ghe respondo un de no tanto fatto.

Lelio. Voi mi conquassate la macchina.

Pantalone. E eia me secca el fluido.

Lelio. Basta, ragioneremo.

Pantalone. Sior sì, la vaga, e se vederemo. Lelio, lo son venuto a confabularvi per parte dei miei cavalli. Verrà qualcun altro a ragionarvi per me. Si verrà (’) fra poco. ■ Acqua acqua, signore, a tanto foco.

Pantalone. Oh che sacco de spropositi ! Oh che alocco ! E a drettura el me domanda mia fia : xe vero che el xe ricco, e che una donna de giudizio poderave manizzarlo a so modo, ma Rosaura xe una spuzzetta che son seguro che no se con- tenteria. Corallina, vegnì qua, fia mia. Za che ghe semo, ancuo la s’ ha da fenir. Voggio serrar sta porta, acciò che nissun ne vegna a tettar de mazo (2).

SCENA V.

Ottavio nel solito abito, e Pantalone.

Ottavio. Schiavo, signor Pantalone.

Pantalone. Servitor obbligatissimo, cessa me comómdela?

Ottavio. Vi ho da parlare.

Pantalone. Negozio longo.

Ottavio. Fatemi dar da sedere. (1) Forse: sì, verrà ecc. (2) Vedi a pag. 189.