Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/277

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gazze se ne trovano da per tutto ; signora, perdonatemi, io non pretendo farvi ingiuria ; già anche voi altre fate lo stesso. Par- titi che siamo noi, vi attaccate ai vostri paesani.

Rosaura. Voi sarete avvezzo a trattare con delle frasche. Garzi A. Sì, con delle vostre pari ...

Rosaura. Don Alonso ...

Alonso. Don Garzia, troppo arditamente parlate.

Garzia. Niuna femmina mi ha detto tanto, e voi non dovete sof- frire che ad un uffiziale vostro cimico si dicano delle imper- tinenze.

Alonso. Voi l’ avete ingiuriata, e quando anche ciò non fosse accaduto, un uomo onesto non si offende per così poco.

Garzia. Io non mi lascio perder il rispetto dalle pettegole.

Rosaura. Signor tenente, voi vi avanzate troppo.

Alonso. Sì, troppo vi avanzate. A una figlia onesta e civile, a una figlia che io stimo ed amo, voi dovete portar rispetto.

Garzia. Come! Vi riscaldate cotanto per una scioccherella? (’)

Alonso. Don Garzia (2), venite fuori di questa casa.

Garzia. Sì, andiamo. Non ho paura di voi. (3) (parte

SCENA III.

Don Alonso e Rosaura.

Rosaura. Ah, don Alonso...

Alonso. Lasciatemi.

Rosaura. Deh, se mi amate ...

Alonso. Lasciatemi, dico.

Rosaura. ^ La vostra vita...

Alonso. E difesa dalla mia spada.

Rosaura. Oh cieli! Non vi cimentate.

Alonso. L’ onor mio ... l’ onor vostro ... RoSAUF^. Non può ripararsi altrimenti?

Alonso. Vuò lavarne la macchia col sangue del temerario. (1) Pap.: per una scioccherella di donna? Siete giovine^ siete pazzo. (2) Pap.: A me questo? Don Garzia ecc. (3) Pap. aggiunge: Venite a battervi per questa bella sudiciuola.