Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/303

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Arlecchino. Te preg, quand el vien, parleghe.

Corallina. Ma se questa sera marciano, addio Arlecchino; non ci vediamo mai più.

Arlecchino. Mai più? Auh, auh. (piange)

Corallina. Non vi sarebbe altro che un rimedio solo.

Arlecchino. Dimmelo, cara ti.

Corallina. Ma vi vuol coraggio.

Arlecchino. Tra el corai e la paura, m’ inzegnerò.

Corallina. Vien qui, che non ci sentissero. Bisognerebbe disertare.

Arlecchino. Cossa voi dir desertar?

Corallina. Vuol dir fuggire. ArI-ECCHINO. Scampar? oh magari! Ma come?(l)

Corallina. Potresti travestirti in maniera di non essere conosciuto (2). E poco che sei fatto soldato, tutti non ti conosceranno.

Arlecchino. Disi ben ; questa la m’ incontra infinitamente ; come m’ oia da travestir ?

Corallina. Ci penseremo. Verrai a trovarmi, e la discorreremo.

Arlecchino. Son qua in casa col sior tenente.

Corallina. Sì ? meglio ; avremo campo di pensare.

Arlecchino. Cara Corallina, te son obbliga dell’ cunor che ti gh’ha per mi.

Corallina. Caro Arlecchino, vorrei vederti in libertà.

SCENA V.

Don Garzia e detti.

Garzia. Che fai tu qui? (ad Arlecchino)

Arlecchino. Gnente. (con umore)

Garzia. Perchè non vai a prendere il resto della mia roba? (1) Segue nell’ed. Pap.; « Cor. Tu sei pratico della città e della campagna; potresti ondar sulle mura, osservar dove sono più basse, saltar nella fossa, e andarti a nascondere in qualche casa di campagna. Ari. E se me rompo la testa ? Cor. Pazienza ; almeno averai la tua libertà. Ari. Corallina, no la me comoda ; co no posso fuzir co le mie gambe, no vài saverghene alter. Cor. Potresti anche travestirti ecc. ». (2) Segue nelPed. Pap.. « e andar via per la porta della città. Ari. Oh, più tosto. Cor. É poco che sei fatto soldato, tutti non ti conosceranno. Ari. Dis) ben; questa mo la m’ incontra ecc. »