Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/310

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Sancio. Scopriti, giuro al cielo. (lo icuopre)

Arlecchino. Sior sì.

Sancio. Ah scellerato ! Chi sei ?

Arlecchino. Son un galantomo.

Sancio. Parla, confessa, sei una spia?

Arlecchino. Sior no, son un soldado onorato.

Sancio. Soldato!

Arlecchino. Sior sì, i m’ ha fatto soldado stamattina.

Sancio. Di qual compagnia?

Arlecchino. De quella de vussioria.

Sancio. Come ti chiami?

Arlecchino. Adecchin Battocchio.

Sancio. Sì, tu sei quello ch’ è stato arrolato stamane. E ora, che pensavi di fare?

Arlecchino. Scappar, se podeva.

Sancio. Per qual ragione?

Arlecchino. Perchè no me piase le bastonade.

Sancio. C) Caporale. (chiama)

Caporale. Comandi.

Sancio. Fate arrestar costui. Sia posto in ferri, e custodito nelle prigioni.

Arlecchino. Manco mal, che noi me fa dar delle bastonade.

Sancio. Chi sa che costui non sia entrato nelle nostre truppe con intelligenza degl’ inimici ? Chi sa che ora non tentasse di uscire per avvisar l’ inimico delle nostre mosse ? In tempo di guerra convien temere di tutto (2). (parte)

Caporale. Andiamo, camerata. Avete fatto presto a pentirvi.

Arlecchino. In grazia del vostro maledetto baston. Due Caporali. Domani avrete finito di penare.

Arlecchino. Ah, sia ringrazia el cielo! Due Caporali. Quattro schioppettate fanno il servizio.

Arlecchino. L’ e meio quattro schioppettade, che dodese bastonade. (partono tulli (I) Precede nell’ed. Pap.: lu sei un disertore. (2) Pap. aggiunge: e punire seoera- mente i colpe’voU, per terrore ài quelli che tai potrebbero divenire.