Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/329

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Alonso. Voi non mi avete messo fuor di speranza.

Pantalone. Ho dito che a un militar no la voi dar.

Sancio. Orsù, nipote, l’ ora s’ avanza ; voi dovete marciar colla compagnia.

Alonso. Per dove, signore? (’)

Sancio. Non lo sapete? Ecco come perdete il tempo. Il generale, pochi momenti sono, ha pubblicata la pace.

Alonso. La pace? •Garzia. La^ pace?

Rosaura. e fatta la pace? (a Pantalone)

Pantalone. Cussi i dise.

Beatrice. Don Garzia, è fatta la pace?

Garzia. Così partirò, e non v’avrò più innanzi agii occhi.

Beatrice. (Va, che ti possa rompere l’ osso del collo). (da sé)

Alonso. Ah don Sancio, mio amorosissimo zio e capitano. Udi- temi con amore paterno, e compatitemi con cuore umano. Amo questa onorata fanciulla, quanto amare si possa, l’ amo più di me stesso, l’ amo più della vita mia. Ho però sempre- méii preferito all’ amore l’ onore, e ho sacrificato la mia pas- sione ai doveri di buon soldato, agi’ impegni d’ un guerrier ono- rato. Promisi servire il mio Sovrano, finche durava la guerra ; giurd di sposar Rosaura, stabilita la pace. Se ora rinunzio nelle mani del generale l’onorato carico eh io sostenni, soddisfo ad un tratto ad ambedue gì’ impegni miei. Non avrei ciò fatto in mezzo ai pericoh della guerra (2). Posso ora farlo, che ho adem- pito al dovere, che restituisco glorioso qual mi fu consegnato il vessillo reale, e che lasciando di me nell’ esercito onorata memo- ria, passerò, senza rimorsi al cuore, dallo stendardo di Marte a quello d’ Amore.

Rosaura. (Caro alfierino, come ha parlato bene !) (da si)

Pantalone. (Bisogna darghela, no gh’ è remedio). (da sé)

Sancio. Nipote, voi mi sorprendete. Non dico che tale rinunzia (1) Segue nell’ ed. Pap.: Sane. Per dove siamo Venuti. Alon. Si fugge dall’ inimico ? Sane. No, 51 ritorna in patria. Alon. fn patria ? Come ? Sane. Non lo sapete ? ecc. ». (2) Pap. aggiunge: per non mostrar codardia.