Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/330

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possa ora pregiudicare alla vostra fama ; vi pongo però davanti agli occhi il facile vostro avanzamento, e pel merito della vo- stra casa, e pel vostro valore.

Alonso. Che mi parlate di avanzamento, di cariche, di fortuna? Mirate Rosaura, in essa ho collocato il mio bene. Bastami r acquisto del di lei cuore. Deh, lasciatemi in pace la mia fortuna.

Sancio. Non so che dire, siete padron di voi stesso, siete prov- veduto di beni. La pace del cuore è la maggior felicità della terra : non intendo di levarvela, non ho coraggio d’ oppormi. Parlerò per voi al generale medesimo, e s’ei v’accorda il con- gedo, non temete che vostro zio possa formare ostacolo alla vostra felicità.

Alonso. Cara Rosaura, sarete mia.

Pantalone. Sala, sior, che ghe son anca mi?

Rosaura. Caro padre, abbiate pietà.

Alonso. Ve la chiedo colla maggior premura.

Pantalone. Almanco che no para un pandolo ; via, se el vostro general se contenta, sposela, che me contento anca mi.

Alonso. Deh, amorosissimo zio, non trascurate di parlare m tempo per me ; la marcia è vicina ; intercedete dal generale, che io ne possa essere dispensato.

Sancio. Sì, don Alonso, vado per consolarvi ; e tuttoché risenta al vivo la perdita di un nipote a me caro, preferisco alla vo- stra pace qualunque mia privata soddisfazione. Don Garzia, seguitatemi.

Garzia. Eccomi. Don Alonso, vado per voi in arresto ; ciò non ostante riconosco da voi la vita, e come amico vi abbraccio.

Alonso. Deh signore zio, risparmiate la pena a chi pentito si mostra.

Sancio. Sì, quest’ atto di rassegnazione lo merita ; seguitemi e non temete. (parte)

Beatrice. Don Garzia, me ne consolo.

Garzia. Nulla m’importa ne di voi, ne delle vostre consolazioni, (parte