Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/38

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28 ATTO PRIMO
Leandro.

Oh, oh! mi ha inaridito filosofia il palato.
Ecco, per causa vostra sentomi già assetato.

Moliere.

Volete il thè col latte?

Leandro.

 No, no, non m’abbisogna:
Più tosto una bottiglia del Reno o di Borgogna.

Moliere.

A quest’ora?

Leandro.

 Non bevo, come voi vi credete,
Quando suonano l’ore, ma bevo quando ho sete.
Se foste galantuomo, di quegli amici veri.
Me la fareste dare adesso.

Moliere.

 Volentieri.
Dalla Bejart potete andar per parte mia;
Il vin che più vi piace, fate ch’ella vi dia.

Leandro.

Ah! sì sì, la Bejart a voi fa la custode!

Moliere.

Ell’è una brava attrice, che merta qualche lode:
Son anni che viviamo in buona compagnia,
Ed ella gentilmente mi fa l’economia.

Leandro.

Ehi, per cagion di questa, un dì mi fu narrato,
Che al comico mestiere vi siete abbandonato.

Moliere.

No, no1, son favolette.

Leandro.

 Eh taci, malandrino.
Ti piacciono le donne.

Moliere.

 Quanto a voi2 piace il vino.

Leandro.

Bada bene, che il vino non mi può far quel danno,
Che agli uomini sovente le femmine fatt’hanno.

Moliere.

Vedo venire a noi della Bejart la figlia.

Leandro.

Amico, l’occasione che cosa ti consiglia?
Sono3 del sangue istesso.

Moliere.

 Via, via, siete4 sboccato.

Leandro.

Un comico poeta s’avrà scandalizzato?
Di’ quello che tu vuoi, la gente è persuasa
Che, come sul teatro, tu fai le scene in casa.

Moliere.

Giudizio, se si può, giudizio, chiacchierone.

  1. Bett. e Pap.: Oibò.
  2. Bett. e Pap.: a te.
  3. Bett. e Pap.: Già son.
  4. Bett. e Pap.: che sei.