Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/398

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Florindo. Signora... Voi avete una figliuola da marito.

Beatrice. È vero. Questo vuol dire che mi sono maritata assai giovine.

Florindo. Favoritemi in grazia, volete maritare la signora Ro- saura ?

Beatrice. A questo per ora io non ci penso. Il suo tutore la vuol mettere in un ritiro, sinché le capiti una buona occasione. Rosaura è asscii ragazza, per lei vi è tempo.

Florindo. (L’ ho detto. Questa non è la strada ; convien ch’ io parli col signor Pantalone). (da sé)

Beatrice. Ora che questa figliuola sarà in ritiro, sarò sola, senza imbarazzi. Mi parrà di essere un’ altra volta fanciulla.

Florindo. Signora Beatrice, se mi date licenza, vi leverò l’ in- comodo, (s’alza)

Beatrice. Volete partir sì presto?

Florindo. Deggio andare alla piazza; un amico mi aspetta.

Beatrice. Un amico o un’ amica ?

Florindo. Vi assicuro che non ho amiche.

Beatrice. Certo, certo?

Florindo. Certissimo.

Beatrice. In nessun luogo?

Florindo. In nessun luogo.

Beatrice. Nemmeno in questa casa?

Florindo. Qui poi ... ho delle padrone ch’ io venero.

Beatrice. Siete divenuto rosso.

Florindo. Sarà per rispetto.

Beatrice. Sedete un poco, non partite sì presto.

Florindo. Permettetemi ; tornerò questa sera.

Beatrice. Via, v’ aspetto ; ma non mancate.

Florindo. (Questa sera vedrò l’ idolo mio), (da se) Servo divoto.

Beatrice. Addio, Florindo.

Florindo. (Che buona suocera sarebbe questa per me !) (da sé, parte