Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/450

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SCENA VII.

Brighella con lanternone. Arlecchino con lume, e detti.

Brighella. Son qua, signor.

Ottavio. Vattene, è ancora presto. (a Brighella)

Brighella. Che smorza?

Ottavio. Sì.

Brighella. Recipe, un’ altra bozza de vin. (smorza e parte)

Arlecchino. Comandela? (a Beatrice)

Beatrice. No, no, vattene, ti chiamerò.

Arlecchino. Pazienza. A revéderve all’ alba. (parte)

Ottavio. Sapete pure quanta stima ho per voi.

Beatrice. Se aveste della stima per me, non mi fareste anabbiare.

Ottavio. Ma se non volete ascoltarmi.

Beatrice. Se dite cose che non si possono tollerare.

Ottavio. Dunque io sono un pazzo. (alterato)

Beatrice. Ecco lì, subito si altera. Con voi non si può parlare. Siete una bestia.

Ottavio. Sì, sono una bestia. Brighella. (chiama)

Brighella. Signor.

Ottavio. Accendi subito.

Brighella. (Fumo in camin). (Ja sé, parte)

Beatrice. Cose, cose, che se avessi due teste, me ne taglierei una.

Ottavio. Dico cose che non si possor» soffrire.

Beatrice. Eh, andate al diavolo. Arlecchino. (chiama)

Ottavio. Brighella. (chiama

SCENA Vili.

Brighella col lume. Arlecchino senza, e detti.

Beatrice. Presto il lume. (ad Arlecchino)

Ottavio. Andiamo. (a Brighella, camminando per andarsene)

Arlecchino. (Mar in borrasca). (da sé, parte)

Beatrice. Bella creanza ! (ad Ottavio)

Ottavio. Chi non sa che cosa si dica, non sa nemmeno cosa si faccia.