Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/457

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Florindo. Buon prò gli faccia.

Rosaura. Ma che credete voi ch’ egli faccia ?

Lelio. Niente ; leggerà un libro come fate voi.

Florindo. Oh, non pensate che vi sia (’) male.

Rosaura. Così credo. Che male vi può essere fra un cavaliere ammogliato ed una dama onorata?

Lelio. Voi che vi dilettate di leggere, saprete qualche cosa.

Florindo. Io certamente, in massima, non vi saprei rispondere.

SCENA XIII.

Corallina col vino e bicchieri, e detti.

Corallina. Ecco serviti questi cavalieri. (con ironia)

Lelio. Oh ! brava ragazza.

Florindo. Avete il tirabusson (2) ? (a Lelio)

Lelio. Sì, lo porto sempre addosso.

Corallina. Ognuno porta i ferri del suo mestiere.

Lelio. Come sarebbe a dire?

Corallina. Eh, dico per servir dama. (con ironia)

Lelio. Spiritosa davvero.

Rosaura. Corallina, ritirati.

Corallina. Vado, vado. (Dare a questa gente il vin di Canarie, è come dare i confetti ai porci). (da sé, parte)

Lelio. Amico, tenete. Viva la nostra Contessina.

Florindo. Viva ; prego il cielo che la renda un poco più contenta.

Rosaura. Obbligatissima alle vostre grazie.

Lelio. Ehi amico, vi ricordate a cena di quegli scherzetti?

Florindo. Sì. E di quelle occhiate furtive? (bevendo)

Lelio. Cose da crepar da ridere. (bevendo)

Rosaura. Parlate ora di mio marito?

Lelio. E poi, tutto in un tempo, tanto di grugno.

Florindo. Tuoni, lampi, saette.

Lelio. Avete veduto mordersi le labbra? (1) Bett. aggiunge: nitnle di. (2) Voce dialettale. Cavatappi: v. Boerio.