Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/52

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42 ATTO SECONDO
Pirlone.

Vi troverò marito. Vi troverò la dote,
Vi metterò fra tanto con pie donne e divote.
Io so che vi sospira per moglie un cavaliere;
Ma tace, perchè fate quest’orrido mestiere.
Però col tralasciarlo, mostrando il pentimento,
L’amante che v’adora, sarà di voi contento.
Ah! s’oggi v’esponete, pensateci ben bene.
Perdete una fortuna che a voi meglio conviene.

Isabella.

E il povero Moliere?

Pirlone.

 Inutili riflessi!
La carità, figliuola, principia da noi stessi.

Isabella.

Oimè!

Pirlone.

 Su via, coraggio. Fanciulla, io vi prometto,
Che dama voi sarete di sposo giovinetto.
Per questa sera sola di recitar lasciate,
E se il ver non vi dico, a recitar tornate.

Isabella.

(Ah, non fia ver ch’io manchi di fede al mio Moliere).
Signore, io per marito non merto un cavaliere.
Di comica son figlia, e sol quest’arte appresi.
Arte che sol da voi trista chiamare intesi.

Pirlone.

Fia bella, se credete ai vostri adulatori.
Che nome di virtude dar sogliono agli errori;
Ma io che dico il vero, e lusingar non soglio,
Sostengo che il teatro all’innocenza è scoglio.

Isabella.

Ecco la madre mia, deh per pietà, signore,
A lei non isvelate il mio nascosto ardore.

Pirlone.

Eh! san maggiori arcani tacere i labbri miei.
(Oggi, per quanto io posso, tu recitar non dei).

SCENA III.

La Bejart e detti.

Bejart.

Ma voi, fanciulla mia, vivete a modo vostro;
Pochissimo vi piace di star nel quarto nostro.

Isabella.

Signora...