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La Moglie saggia è già un dramma borghese, opportunamente temprato di qualche buona scena comica.

Ben s’avvide Paolo Ferrari che qui tra le ingiallite carte settecentesche ferveva il dramma moderno. E gli venne il pensiero d’offrire «rilegato di nuovo per sua mano | Un de’ più bei gioielli del serto goldoniano». Seguendo con assai fedeltà la traccia del lavoro onginale — trasse di là il suo fortunatissimo Amore senza stima, che recitato la prima volta nell’autunno del 1868 da Alamanno Morelli, Pia Marchi e Luigi Monti al S. Benedetto di Venezia, vegeta oggi ancora sulle nostre scene (cfr. Prologo e Cenni storici nell’ediz. della Libreria Editrice, Mil., 1881). A più d’un amoroso critico del Nostro sembra però oggi ancora tanto viva la commedia goldoniana da render superflua l’opera del Ferrari (Neri, Aneddoti ecc., p. 80; Oliva, C. G. in Giornale d’It., 24 febbr. 1907). Ad altri, forse con maggior ragione, parve la pesantezza consueta della penna ferrariana poco adatta a ingentilire e a sfrondare. E in verità già un confronto per la prima scena delle due commedie: breve, rapida, leggera nel Goldoni; lunga, greve, di ricercata comicità nel Ferrari — mostra non infondato l’appunto. Altre censure muove al commediografo modenese Gaetano Zocchi provando ch’egli per ragioni d’arte scenica e di verità oggettiva restò inferiore al modello (G. Zocchi S. J. Il teatro ital. a’ tempi nostri. Prato, 1885, pp. 90-101). Giuseppe Montorzi, men severo, loda i mutamenti anche là dove avvennero in peggio, ma critica la lingua «in qualche punto intollerabile», contesta al riduttore le velleità sue di lavoro originale in ciò che di nuovo avrebbero tesi e caratteri, e — non tenero della commedia goldoniana — conclude col dire questo del Ferrari, «un inutil tentativo» Scritti letterari, Pisa, 1891, pp. 421-447).

Fu secondo le Memorie (I. e.) il successo della Marliani nella Serva amorosa, che, per dar sodisfazione alla Medebac, mosse il poeta a far recitare la Moglie saggia. Ma quanto alla gelosia tra le due attrici, che non vuol prove di fatto per essere creduta, bisogna invertire il rapporto. L’elenco nel vol. VII dell’ediz. Paperini (p. 186) e la dedica della Serva amorosa (Ed. Paper., I, p. 319) mostrano più che sicura la precedenza della nostra commedia. Così anche una volta il Goldoni stesso corregge le proprie Memorie. Le due commedie che aveano indotto l’autore a intitolare la sua Il trionfo della prudenza in Rosaura Moglie amorosa (v. Premessa nell’ed. Paperini) erano la Moglie saggia del Chiari, imitata dal Cavaliere e la dama (Bratti, «La M. s.» dell’abate C. Ateneo Veneto, 1908, vol. 1°, fasc. 1°,) e un lavoro di G. A. Costantini (La Dama ossia La Saggia moglie. Venezia, 1751). Nell’ed. Bettinelli (1753, vol. VI) il titolo n’è invece la Moglie amorosa. Ma il «vero titolo, che conviene alla presente commedia», cioè la Moglie saggia, l’ebbe appena nell’ed. Paperini. Quando ne’ primi decenni del sec. scorso cominciò l’abominevole uso dei titoli falsi sui cartelloni, anche il nome di questa commedia fu di nuovo modificato, e si lesse p. e. Il cattivo marito e la buona moglie, con Truffaldino servo impertinente! (Carletta, La Compagnia reale sarda. Nuova rassegna, Roma, 1893, p. 395). Altri ancora, fidandosi alle scellerate versioni delle Memorie, la disse la Moglie di buon senso senza cercarne il titolo autentico (Gius. Torelli, Paesaggi e profili. Fir., Lemonnier, 1861, p. 291). Saggia e di buon senso fu ed altre squisite virtù ebbe la buona