Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/60

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50 ATTO SECONDO
Leandro.

Oh, se a me l’opre vostre aveste confidate,
Quanto sarian migliori, quanto men criticate!

Moliere.

Oh, se ascoltar volessi i bei suggerimenti,
Che ognor dati mi sono da fertili talenti,
Ogn’opra ch’io facessi, almeno almen dovrei
Da capo a piè rifarla tre, quattro volte, o sei.
Onde, se nol sapete, questo è lo stile mio:
Ascolto sempre tutti, e fo quel che vogl’io. (parte)

Leandro.

Che diavolo! quest’oggi, e non ho ancor pranzato,
Non posso stare in piedi, ho un sonno inusitato.
Nella vicina stanza io vedo un canapè;
Pel sonno che mi opprime, egli è opportuno, affè.
Riposerò sin tanto che il suono del bicchiere
Mi desti; e s’egli pranza, pranzerò con Moliere.

Fine dell’Atto Secondo.