Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/65

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IL MOLIERE 55
Valerio.

E poi ne giudicate senza ascoltar parola?

Conte.

A gente di buon naso basta una scena sola.

Valerio.

La Scuola delle donne si sa perchè non piacque;
Sentirsi criticare al bel sesso dispiacque.
Contro l’autor pungente le donne han mosso guerra.
Gettata dagli amanti fu la commedia a terra.

Conte.

Vedrete in tempo breve Moliere andar fallito;
Val più di tutto lui di Scaramuccia un dito.

Valerio.

Ah, sofferir non posso l’indegno paragone.
Che fate d’un autore col ciurmator poltrone.

Conte.

Don Garzia di Navarra poteva esser peggiore?

Valerio.

La Scuola de’ mariti poteva esser migliore?

Conte.

Si sa ch’ei l’ha rubata. Sono, se nol sapete,
Gli Adolfi di Terenzio.

Valerio.

 Gli Adelfi, dir volete.

Conte.

Adolfi, e non Adelfi. Vo’ dir come mi pare.
Un comico ignorante verrammi ad insegnare?

Valerio.

Anch’io lessi Terenzio, e posso dar ragione
Dei titoli e dell’opre.

Conte.

 Oh via, siete un buffone.

Valerio.

Signor, l’onesta gente così non si strapazza;
Fo il ridicolo in scena, ma voi lo fate in piazza.

Conte.

Adoprerò il bastone.

Valerio.

 Vedrò, se tanto osate.

Conte.

Audace!

Valerio.

 Voi lo siete.

SCENA IV.

Leandro e detti.

Leandro.

 Olà, che diavol fate?

Conte.

Ei mi perde il rispetto.

Valerio.

 Mi tratta da buffone.

Conte.

Difende il suo Moliere.