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72 ATTO QUARTO


SCENA VII.

FoEESTA e detti.

Foresta.

 Eccomi pronta.

Moliere.

 Dimmi, che fa Isabella?

Foresta.

Per obbedir la madre, è a letto, poverella (0.)
Moliere, A letto veramente?

Foresta.

 Io stessa l’ho spogliata,
E l’ho veduta io stessa fra i lini coricata.

Moliere.

Quando salì la madre, gridò? Le disse nulla?

Foresta.

Dormiva, o di dormire fingeva la fanciulla.

Moliere.

Or che fa la Bejart?

Foresta.

 Anch’essa per dispetto
Vuol andare digiuna a coricarsi in letto.1

Moliere.

Si strugga e si divori donna d’invidia piena:
Mandatemi dei lumi, e pronta sia la cena.2 (Foresta parte)

SCENA VIII3.

Moliere, Valerio, poi Lesbino.

Moliere.

Or più contento i’ sono: la figlia è coricata;
Non turba il suo riposo la genitrice irata.

Valerio.

Possibile ch’uom tale, in cui ragione impera,
Abbattere si lasci da una passion sì fiera?4

Moliere.

Amico. Il dolce affetto, che ha l’un per altro sesso,
È in noi tenacemente dalla natura impresso.
Com’opra la natura nei bruti e nelle piante,
Per propagar se stessa, opra nell’uomo amante.
E si ama quel che piace, e si ama quel che giova,
E fuor dell’amor proprio altro amor non si trova.

  1. Bett. e Pap.: è a letto la meschina.
  2. Bett., Pap. ecc.: Prese arrabbiata il lume, - E andar volle digiuna a riveder le piume.
  3. ett., Pap. ecc. aggiungono; «For. Signor, sarete stanco; recatevi a dormire. - (Mi stanno di Pirlone sul cuor le trenta lire), via». (4) Nell’ed. Bett. è unita alla precedente.
  4. Bett., Pap. ecc.: «... in cui ragion disonna, - La gioia o lo scontento solo ricerchi in donna?»