Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/89

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IL MOLIERE 79

Perchè dovrei levarmi doman1 pria dell’aurora?
Perchè vien ella irata a dirmelo a quest’ora?
Ahimè! la mia rovina al nuovo sol m’aspetto.
L’attenderò, dicea, tranquillamente in letto?
Oimè! Molier, mia vita, ti perdo, se qui resto.
Balzo allor dalle piume: come poss’io, mi vesto.
Apro l’uscio socchiuso, odo russar mia madre,
E quai fra l’ombre vanno timide genti e ladre,
Stendo l’un piede, e l’altro sospendo in aria incerto,
Fin che l’altr’uscio trovo per mia ventura aperto.
Affretto il passo allora, balzo volando2 in sala,
Ritiro il chiavistello, precipito la scala.
Giungo alle stanze vostre, a voi ricorro ardita,
Eccomi ai vostri piedi a domandarvi aita.

Moliere.

Deh, alzatevi. Ah, Isabella, che mai faceste? Oh Dio!
Cagliavi l’onor vostro, vi caglia l’onor mio.
Di notte una fanciulla discinta, senza lume,
Mentre la madre dorme, abbandonar le piume?
Che dir farà di voi un animo sì ardito?

Isabella.

Diran che amor condusse la sposa al suo marito.

Moliere.

Ma come dir lo ponno, se tali ancor non siamo?

Isabella.

Oh ciel! di qui non parto, se tai non diveniamo.
A questo ardito passo per voi guidommi amore,
Sollecita mi rese di perdevi il timore.
Se a voi nota è la colpa, cui nota è la cagione,
Voi riparar potete la mia riputazione.
Porgetemi la destra, e coll'anello in dito
Dir potrò: Che volete? Moliere è mio marito.

Moliere.

Oh caso inaspettato! Cara Isabella mia,
Di rimediar domani di me l’impegno sia.
Tornate onde veniste, rider di noi non fate.

Isabella.

Ah, misera ingannata! Crudel, voi non mi amate.
Avrà la genitrice, con sue lusinghe e vezzi.
Comprato l’amor vostro, comprati i miei disprezzi.

  1. Bett.: domane levar.
  2. Bett. e Pap.: coi salti.