Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/343

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Pantalone. Finalmente una cugnada xe qualcossa più de un ser- vitor.

Ottavio. Dovrei dunque mandar via un uomo che mi serve bene, per contentare una femmina senza giudizio?

Pantalone. No digo mandarlo via, ma darghe qualche sodisfa- zion. Per la pase convien qualche volta far dei sacrifizi.

Ottavio. Mia cognata è una donna irragionevole.

Pantalone. Desgrazia per chi nasse cussi. Chi xe de bon tem- peramento, se consola e compatisse i cattivi. Ma chi no sa compatir i difetti dei altri, gh’ha un difetto che supera tutti.

Ottavio. Mio nipote vuol romper le braccia a Brighella.

Pantalone. El l’ha dito in atto de collera.

Ottavio. Io sono il padrone di questa casa, e voglio che mi si porti rispetto.

Pantalone. La gh’ha rason. Xe giusto.

Ottavio. Se non vuole dipendere, se ne vada a stare da se. Io non ho bisogno di lui.

Pantalone. No femo, sior Conte, no parlemo de ste cosse. Le case, co le se divide, le se indebolisse.

Ottavio. Se mi vorranno amico, sarà meglio per loro.

Pantalone. Eia contenta che mi ghe diga a lori qualche cossa su sto proposito?

Ottavio. Siete un uomo discreto. Sapete le mie convenienze.

Pantalone. La lassa far a mi. Voggio andar adesso da siora contessa Beatrice.

Ottavio. Ditele che, quando vuole qualche cosa, verrò io da lei, e non mandi quella testa calda di suo figliuolo.

Pantalone. Circa sto servitor ... me permettela de far gnente ?

Ottavio. Niente affatto. Brighella mi serve.

Pantalone. Se poderia licenziarlo per un zorno.

Ottavio. Nemmeno per un’ora.

Pantalone. Caro sior Conte, qualche volta bisogna ceder. So pur che l’anno passa la ghe n’ha manda via un altro, per com- piacer una cantatrice.

Ottavio. Sì, è vero. Perchè le aveva perso il rispetto.