Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VIII.djvu/348

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SCENA VIII.

Pantalone e Beatrice.

Pantalone. Manco mal, no podeva più. E cussi, siora Contessa, cossa me elisela? Eia contenta de recever sti atti d’amor e de respetto de so cugnà?

Beatrice. Orsù, mi rimetto in voi. Che Brighella sia spogliato della livrea, che venga a chiedermi scusa, che stia fuori di casa a mia disposizione, e vi prometto che io stessa pregherò il signor Conte a ripigliarlo. Giacche voi mi assicurate che mio cognato ha della stima di me, io voglio avere della condescendenza per lui.

Pantalone. Bravissima! (1) Xe ben che la cossa se giusta subito.

Beatrice. Quando viene colui a domandarmi perdono, voglio che ci sia tutta la famiglia, tutti i servitori.

Pantalone. Benissimo : ghe sarà tutti. A bon reverirla.

Beatrice. Serva, signor Pantalone.

Pantalone. (Sta volta ghe son, ghe stago ; ma un’altra volta, avanti de intrigarmene, ghe penserò). (da sé, parte

SCENA IX.

Beatrice, poi Corallina.

Beatrice. Questo signor Pantalone è un galantuomo. Sempre cerca di metter bene, di pacificare, di accomodare le differenze. In grazia sua faccio quello che non farei.

Corallina. (Questi vecchi non li posso soffrire). (da sé)

Beatrice. Che cosa e’è ?

Corallina. Niente, signora.

Beatrice. Brighella sarà mortificato. Verrà senza livrea a doman- darmi perdono.

Corallina. Basta; per me, dove ci è colui, non ci sto sicuro. S’egli resta, io, signora padrona, vi domando la mia licenza.

Beatrice. Ma che cosa ti ha fatto? (1) Pap.: Bravissima. La xe veramente una donna compita. Xe ben ecc.