Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/138

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all’improvviso. Tutto questo l’ho fatto per giovare ai Comici precisamente, acciò potesse ciascheduno comparire decentemente nella prima rappresentazione, e dar speranza al pubblico di veder tutti brillare nelle Commedie di particolare impegno. Mi fa rotto il disegno; si fece in un tempo che il Teatro era stracco, e non bastò per farlo risorgere, il che poi fu riserbato alla Sposa Persiana. Dirò a questo proposito un’osservazione che ho fatto colla pratica e con il tempo. Nella scelta delle azioni, sieno tragiche, sieno comiche, o musicali, conviene avere un riguardo alla qualità del Teatro, cioè alla sua grandezza. In un Teatro picciolo riescono bene alcune azioni leggere, familiari, o critiche, ma in un Teatro grande colpiscono difficilmente, e convien scegliere azioni grandiose, strepitose, massiccie. Così la musica in un Teatro picciolo si serve felicemente di modulazioni più delicate, d’accompagnamenti meno sforzati, ma in un Teatro grande è necessario lo strepito, tanto nella parte vocale, quanto nella istrumentale. In fatti alcune Commedie, che mi sono riescite mirabilmente nel Teatro di Sant’Angiolo, non farebbono lo stesso effetto in quello di San Luca, ove tutte le cose grandi mi sono andate prosperamente. Ma un uomo forzato a scrivere tutto l’anno, dee contentarsi di prendere gli argomenti, e grandi e piccioli, come la fantasia suggerisce, e il pubblico dovrebbe di ciò contentarsi. Ho detto dovrebbe, ma non posso dire di più. Però mi contento assaissimo del compatimento che hanno le opere mie; ed è molto, che dopo dieci anni di continuo lavoro, mi soffrano con sì grande bontà.